lunedì 16 maggio 2011

A Emanuele Filiberto si perdona tutto. Perfino "Mi fai stare bene"

Una buona dose di indulgenza la ispira, Emanuele Filiberto di Savoia. Anzi, Emanuele Filiberto e basta, come lui stesso preferisce farsi chiamare per non speculare sfacciatamente sul suo reale cognome.
Lo stile elegante lo riscatta di sicuro molto più della sua grammatica. Allora meglio giocare a fare lo showman e lo scrittore di romanzi d’amore come “Mi fai stare bene”, 238 pagine, edito da Rizzoli, con una vespa gialla in copertina e tanti petali rossi che volano.

Mi fai stare bene perché dove ci sei tu c’è spazio anche per me. […]. Mi fai stare bene perché ho voglia di abbracciarti sempre. Anche adesso”, si legge nel libro. La storia è questa. Marco ha passato quasi tutti i suoi trentotto anni a nascondersi. Dalle donne che gli corrono dietro. Da sua madre che lo vuole vedere “sistemato”.E dai suoi stessi ammiratori, dato che conduce una popolare trasmissione radio con un’identità segretissima: dj Diabolik. Ora che si è fi nalmente innamorato si nasconde anche dalla madre della sua adorata Giulia, una donna molto possessiva che non accetta la loro relazione. Poi una sera in un vicolo del centro di Roma un’aggressione rischia di cambiargli i connotati. E invece gli cambia la vita. Giulia è bella, bionda, brillante, ha ventidue anni e sua madre desidera che vada a studiare all’estero. Ma lei lavora per il mitico dj Diabolik e di andarsene non vuole saperne, soprattutto adesso che sta con lui. All’improvviso le cose prendono una brutta piega,tra un nuovo direttore che intende chiudere la trasmissione e un pomeriggio con le amiche che finisce come non dovrebbe. Elena ha due problemi. Uno è Giuseppe,un bambino sensibile e di cile che deve sottoporsi a una fi sioterapia dolorosa dopo un incidente. L’altro è Marco, un giovane dj arrogante e viziato che arriva in ritardo alle sedute, non sopporta la fatica e sembra in fuga persino da se stesso. Decide allora di farli incontrare e sembra che i due problemi possano risolversi a vicenda. Ma non ha previsto che partoriranno nuovi guai. Sotto il cielo di una Roma primaverile intrisa di profumi, dove tutto può succedere:anche di incontrare i tuoi sogni.

Romanticismo a gogo, semplicità e buoni sentimenti. Trama ineccepibile. Desiderio di libertà e un anticonformismo composto. Non raggiunge l'impeto de "L'amante di lady Chatterley" né di "Orgoglio e pregiudizio", ma è tutto un tripudio di cuore e amore, con qualche nube passeggera. Il principe del resto dimostra di voler essere un uomo comune semplice, genuino, sincero. Ma "de core". Appaga così la sete di volersi far perdonare. Questo è il suo quarto libro. Ma il più audace. Non si parla più dei Savoia. Il principe volta pagina e stavolta sceglie di sfidare Federico Moccia, ormai in fase calante. Una sfida all’ultimo fraseggio da baci perugina, un racconto dolce come il miele, una prosa spontanea, per nulla costruita. E…banale? Quel tanto che basta per salvare il principe col suo cavallo bianco da critiche ignobili. Lui che invece ha un animo nobile risponde con garbo e toni pacati, incassando i colpi dei più invidiosi per un successo legato principalmente al suo cognome. Viso angelico, compostezza a oltranza, sorriso appena accennato. Ma soprattutto la consapevolezza della propria fortuna. Low profile, se necessario a perorare una giusta causa (e i Savoia ne sanno qualcosa). Apprezzabile in tempi di tv urlata e maleducata. Certo, essere diventato a un tratto uno scrittore vero resta ancora una pretesa alquanto irREALE.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

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