sabato 26 febbraio 2011

Nuovi sbarchi: in arrivo un esercito di dsf, donne sessualmente flessibili


L’amore saffico è un lontano ricordo. Si squarcia un velo sul tiaso. La rupe di Leucade è pronta ad accogliere le vittime sacrificali di una nuova svolta. Passati di moda gay e lesbiche, adesso tocca alle donne flexisexual. Baciano le ragazze ma poi vanno coi maschi. Come ha raccontato in un lungo articolo il sito web dell'Abc questo tipo di donna è attratta profondamente dalla bellezza femminile e ama frequentare ragazze carine e sexy. Tuttavia non è né lesbica, né bisessuale, ma continua a preferire sessualmente gli uomini. Così Madonna, già nel 2003 durante gli Mtv Video Music Awards, bacia sulle labbra Britney Spears e Angiolina Jolie racconta alle riviste patinate la sua lunga relazione con Jenny Shimizu ma poi a letto se la sbrigano con gli uomini più virili e attraenti.
Manifesto ideologico di questa nuova tendenza, un brano di Kate Perry del 2008, “I kissed a girl”. «Ho baciato una ragazza e mi è piaciuto il gusto del suo lucidalabbra alla ciliegia - canta la Perry - Ho baciato una ragazza solo per provare, spero che al mio ragazzo non importi».

«Penso che le ragazze bacino altre donne per attirare l'attenzione dei ragazzi, perché questi ultimi pensano che il bacio saffico sia sexy e seduttivo - spiega al sito della Abc la giovane Lauren De Giorgi, laureanda in psicologia alla East Carolina University - Di solito noi siamo ubriache quando facciamo cose simili». Lisa Diamond, autrice del libro Sexual Fluidity: Understanding Women's Love and Desire («Fluidità sessuale: capire l'amore e il desiderio delle donne») afferma che oggi «vi è una crescente consapevolezza che non bisogna essere al 100% gay per avere un contatto sessuale con una persona dello stesso sesso. In passato - continua la scrittrice - qualsiasi forma di attrazione per lo stesso sesso è stata bollata automaticamente come un esempio di bisessualità o di omosessualità. Invece ora ci rendiamo conto che le donne sono molto più complesse».

Esiste anche un sito web (www.flexisexual.net) che permette alle ragazze «sexy, aperte intellettualmente e desiderose di esplorare la propria sessualità» di incontrarsi e chattare con altre donne. Un colpo al cuore in un’epoca mai tanto conservatrice come la nostra, costellata da ipocrisie e falsità rivestite di un abito perbenista e bacchettone. Un’epoca che fa eco a quella vittoriana. Poi poco importa se tra le mura domestiche esplodono i più grandi drammi, nelle strade si consumano le peggiori violenze, le donne belle e disinvolte ma anche intelligenti e colte devono dimostrare dovunque e comunque che hanno pure qualche idea e un briciolo di cervello.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

Futuro e libertà: tra un po' saranno in due a ballare l'alligalli


Ad uno ad uno i guerrieri hanno deposto le armi, si sono scrollati di dosso l’armatura, hanno abbandonato il campo di battaglia. E così “Futuro e libertà”, il movimento politico di Gianfranco Fini si è immaginato per un attimo gigante ma poi, guardandosi allo specchio, ha scoperto di essere soltanto un pigmeo, un lampo fulmineo nel cielo nero del dissenso rivolto al Pdl. Una luce flebile, più che un faro abbagliante. E così, senza dieta, il Fli ha finito talmente per assottigliarsi che rasenta l’anoressia. Certo, poteva andare anche peggio. Potevano anche rimanere in due a ballare l’alligalli: ovvero Gianfranco Fini e Italo Bocchino. Ma di sicuro non è andata bene. Per farla breve, il gruppo Fli al Senato si è dissolto: erano in 10, ora a Palazzo Madama sono rimasti in 6. E lo scioglimento è d’obbligo, visto che il numero minimo è di 10 senatori. A lasciare, dopo Pontone e Menardi, hanno ufficializzato anche l'ex capogruppo Pasquale Viespoli e Maurizio Saia. Divergenze insuperabili, la motivazione ufficiale.
Resta invece Baldassarri, un voto "cruciale" per il federalismo in Commissione bicamerale.
Alla Camera, un po’ meglio: resistono in 29. Ma in bilico restano soprattutto Adolfo Urso e Scalia, corteggiatissimi dal Pdl. E pure l'ex ministro Andrea Ronchi. Sapranno resistere alla voce del padrone?

Ma che cos’è che non convince di un gruppo nato per assestare il definitivo colpo di grazia a un premier considerato ormai alle ultime battute? Probabilmente la risposta è da rasoio di Occam. E sta tutta in due parole dello slogan “un'alternativa competitiva all'attuale centro-destra". Appunto. Un’alternativa competitiva. Attualmente un lontano miraggio. Se ne sono accorti anche loro. Tant’è che il decreto milleproroghe ala Camera è passato con 309 voti di fiducia e 287 no. Bel risultato per Silvio Berlusconi che ha riconquistato il voto di molti ex finiani. Magie da Cavaliere, che alla fine ha sventato l’ennesima congiura. E, a dispetto di opinionisti convintissimi dell’imminente tracollo, della rapidissima discesa, della funesta fine, chissà come mai, finora continua a resistere…

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

venerdì 25 febbraio 2011

Emma Marrone difende le donne con "Calore". E strappa Kekko ai Modà?


Canta con la voce e non con le tette. L’ha detto lei. Emma Marrone. Un prodotto sfornato caldo dalla scuderia di “Amici”. Novella creatura di Maria De Filippi. Ma se lo scrivono i giornali, che è un prodotto da talent, lei si arrabbia. E ha ragione. Perché non è un’etichetta discografica stampata in faccia, ma un marchio impresso a fuoco sulla pelle che rischia di provocare un vero e proprio ostracismo. Peggio di una bolla papale. Si sa, da essere considerati un prodotto da talent a venir riconosciuta come un’artista con personalità e talento il passo è lungo. Se poi ci si mette pure Luttazzo Fegiz che i talent non li può proprio tollerare allora a Emma saltano su i nervi. E allora impugna il microfono e comincia a sputare sentenze, difendere il proprio ruolo di donna nell’Italia maschilista e retrograda, puntare l’accento contro la mercificazione dilagante del corpo femminile, mostrare totale disappunto su un certo modo di fare musica. In barba al più sfrontato pop femminile d’oltreoceano, dalla provocante Shakira ai bollenti video di Rihanna. Altro che low profile. Quello di Emma è un grido di ribellione che anticipa un cammino di virtù e santità musicale.

Emma poi porta bene. I Modà, dopo aver duettato con lei a Sanremo, ora sono balzati da new entry direttamente in vetta alla classifica con “Viva i romantici”. E pare che a causa sua il gruppo si sia addirittura sciolto. Si parla infatti di una love story tra Emma e Kekko Silvestre, leader del gruppo. Ma i componenti della band non vedono di buon occhio la presunta liaison e starebbero minacciando di abbandonare il loro frontman, decretando di fatto lo scioglimento dei Modà per timore di una cattiva pubblicità. Vabbè. Però tra Emma e Kekko è amore. E l’amore innanzitutto. A Stefano Di Martino, ballerino di Amici e ormai ex della cantante salentina, non resta che danzare. Magari sulle note di “Arriverà”, il brano sanremese, magari sulle frequenze di Radio 2, che il brano non lo vuole mandare perché “non in linea con le scelte musicali della radio”. Tutta colpa degli Ultrasuoni…

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

lunedì 21 febbraio 2011

Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu al bar Italia dei fatti propri


“Non ha sbagliato. Stavolta gli è andata un po’ di sfiga”. Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu alla fine lo giustificano, Silvio Berlusconi. Sul caso Ruby, sui festini ad Arcore. Le belle donne piacciono a tutti. Lo giustificano un po’ come fanno gli italiani. Alcuni, s’intende. Che ne parlano al bar, proprio come il duo delle Iene fa nella quarta serata del festival di Sanremo, seduti a un tavolino, durante una partita a scacchi. Magari tra un caffè e un rapido sguardo al quotidiano locale. Magari aggiungendo pure lo sfogo per il goal subito dalla propria squadra del cuore. Proprio da bar, Luca e Paolo. Da bar Italia.
L’ennesima espressione dell’italianità media. Meglio di un film di Alberto Sordi. Né a destra, né a sinistra. Bipartisan? No, ciascuno a farsi i c… propri, che non fa mai male. E allora perché prendersela tanto col presidente del Consiglio, rischiando di far scatenare l’ira dei dirigenti Rai facendoli ricorrere alla tanto temuta censura? Ma soprattutto perché prendersela così tanto con uno che in fondo non è né meglio né peggio della maggior parte degli italiani che rappresenta. Non rispetta le istituzioni? E allora? Se è per quello, nessuno le rispetta. “Ti piace forse fare la fila dal medico?”, chiede Paolo a Luca. Ecco svelato l’arcano. Ecco perché Berlusconi, da quando è sceso in politica, ha conquistato il consenso di una fetta importante del nostro Paese. “Nella pancia della nazione si muovono tanti elementi: umanità e opportunismo, cautela e astuzia, distrazione e confusione, fantasia e ottimismo”, ha scritto Beppe Severgnini ne “La pancia degli italiani”. Ecco la risposta. Le Iene lo sanno. E prima di ritornare nell’alveo rassicurante di Mediaset, danno il due di picche a chi voleva politicizzare il festival targato Gianni Morandi. Più che mai il festival degli italiani. Confusi, smarriti, di malumore, stanchi, stufi, qualunquisti, opportunisti. Ma in fin dei conti indulgenti. Perché chi è senza peccato, scagli la prima pietra…

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

domenica 20 febbraio 2011

Sanremo 2011: vince Roberto Vecchioni, cantore di amore, dissenso e libertà


Era nell’aria. E nel televoto. La vittoria di Roberto Vecchioni al 61esimo festival di Sanremo non è stata una sorpresa. Il professore era già in testa alla classifica delle preferenze. Ed era anche trapelato. Morandi e Mazzi si erano infuriati, già si gridava all’impeachment. Ma poi il buon senso ha voluto che a “Chiamami ancora amore”, il brano più bello in assoluto e più apprezzato dal pubblico a casa, da quello in sala e dagli addetti ai lavori, venisse data la giusta ricompensa. Una scelta condivisa a pieno anche dai giornalisti che quest’ anno hanno avuto parte attiva anche loro nel voto, grazie alla golden share. Una sala stampa soddisfatta, in festa, a mezzanotte e mezza, orgogliosa di aver contribuito ad una vittoria più che meritata. All’una arriva il verdetto. Vecchioni è il numero uno, seguito dai Modà con Emma e dal popolarissimo Al Bano, fiero del suo appeal musicale da sagra paesana e genuino come gli acuti vocali di "Amanda è libera". E già, la libertà. Quasi il suggello, di quello che è stato, insieme all’unione, il motivo dominante della formula Morandi, dove il motto “restiamo uniti”, tra il serio e il faceto ha catalizzato per quasi una settimana intera l’attenzione del pubblico che quest’anno il festival l’ha seguito davvero. Un risultato da record per gli ascolti. Buona anche la tenuta dell’ultima serata, con 12 milioni 136 mila, pari a uno share del 52.12%. La media ponderata della finale risulta di poco inferiore a quella del festival 2010 di Antonella Clerici (53.21%) e di quella dell’edizione 2009 di Paolo Bonolis (54.24%).
E Morandi ringrazia il direttore artistico Gianmarco Mazzi (“ci conosciamo da trent'anni, questo festival l’ho fatto con lui e con Lucio Presta”) e tutti i dirigenti Rai e ammette "questo festival non lo vorrei chiudere". Vecchioni ha raccolto quasi il 50 per cento dei consensi, i Modà con Emma il 40 per cento e Al Bano il dodici per cento, risultato che, dopo l’eliminazione da parte della giuria demoscopica e il ripescaggio, non è male. E’ l’una di notte quando viene dato l’atteso annuncio. Tutti sul palco a celebrare il vate della libertà, il cantore di un’umanità ferita, il portavoce di un malessere diffuso e di un dissenso legittimo, che nessuno può riuscire a imbrigliare. “Chiamami ancora amore, chiamami ancora amore, chiamami sempre amore perché noi siamo amore”, Vecchioni ricanta per la terza volta il suo brano, stavolta in maniche di camicia e senza gli inseparabili occhiali. “Grazie a te, Gianni. Se non mi fossi venuto a prendere tu, non ci sarei mai venuto qui. Sono contento di aver fatto capire che la canzone d’autore unita alla musica popolare può essere la vera grande scommessa per il futuro, la strada giusta da seguire”. Il pubblico dell’Ariston applaude, grida “Bravo Roberto, grande Roberto”. Vecchioni abbraccia tutti, compreso Beppe Vessicchio. Luca e Paolo si ricompongono, dopo essere andati a briglie sciolte su Arcore e aver passato in rassegna i valori della sinistra (“guardare il mondo con gli occhi dei più deboli, lotta dura senza paura, porte aperte agli immigrati, siamo tutti fratelli”). Niente censura. "Tanto è l'ultima sera e ormai nessuno vi può più cacciare", fa notare maliziosamente Morandi. E niente censura nemmeno per l' eleganza smaccata di Elisabetta Canalis che, a conti fatti, ha superato quella di Belen Rodriguez (anche se la statuaria argentina l'ha sorpassata in spontaneità e doti canore e danzanti), concludendo col sublime Giorgio Armani. E adesso? Un velo di malinconia. Spenti i riflettori su Sanremo, cala il siparietto della festa, dell'evento, della sfacciata celebrazione di un’ italianità frivola e pettegola, provincialotta e pacchiana. Che però, come sempre, è riuscita ancora una volta a far parlare di sè e a catturare anche solo per due minuti perfino l’ attenzione dei più distratti.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

sabato 19 febbraio 2011

Sanremo 2011: Gianni Morandi con Monica Bellucci il solito maschio italiano


Lui, l’eterno ragazzo della musica italiana. Lei, l’ambasciatrice della bellezza italiana nel mondo. Gianni Morandi e Monica Bellucci. Insieme per una volta sul palco dell’Ariston grazie al festival di Sanremo. “Il sogno di una vita si avvera”, dice Morandi. La protagonista d quel sogno è lì, davanti a lui che visibilmente imbarazzato, indeciso tra il “lei” e il “tu”, si emoziona, s’impapera, arrossisce, dinoccola, vacilla. In quel momento Morandi è uno di loro. Il maschio italiano in bilico tra il dovere e il piacere. Il marito non troppo esemplare. Il “vir” latino con tutte le sue umane debolezze. Il micio che scimmiotta il macho, ma poi ritorna inesorabilmente all’ovile. Si piega, si avvicina, le prende la mano. A un certo punto si alza, le va incontro, l'abbraccia, le dà due baci sulle guance. “Monica, vorrei farle di tutto”, sprigiona deciso il desiderio a lungo represso per lei, l’icona del fascino femminile, l’irraggiungibile stella del cinema, la Venere tentatrice.

Scenetta assai meno nobile dell’incontro tra Dante e Beatrice. Morandi confida a Monica la sua inguaribile passione per lei e dice: “Pensi che mia moglie mi ha regalato l’album con la raccolta di tutte le sue foto più belle”. Sorride, s’imbarazza, arrossisce ancora, abbassa lo sguardo. Monica Bellucci è lì, seduta davanti a lui. Occasione unica e irripetibile. Fasciata da un lungo abito nero che ne esalta le curve generose, ringrazia con garbo. Si racconta, fingendosi per l’occasione, più che un’attrice “una donna, madre, moglie come tutte”. Abbandona il portamento da diva, l’immagine di sex symbol che ormai si porta dietro come un fardello e si cala con piacere e diletto nella vita di tutti i giorni, immedesimandosi col pensiero e una certa fantasia nelle donne che drammaticamente fanno la spola tra casa, ufficio, palestra, bollette, cucina, pannolini, ecc. ecc. Ma Monica lo sa, lo sa bene. Perché a queste cose ci pensa, la fatica delle donne l’accompagna sempre tra un viaggio e l’altro. Così come l’accompagnano sul set le sue due figlie Deva e Leonie. Gianni Morandi finge pure lui di crederle. Per Monica questo e altro. Molto altro. E allora si continua con la promozione del film “Manuale d’amore 3” con Robert De Niro presente.
Poi, l’intervista volge lentamente al termine. La Bellucci si alza, saluta sorridente e leggiadra il pubblico in sala. In fondo, a quello che dice non ci crede troppo neppure lei. Ed ecco che Morandi, ormai vinto dalla bellezza e soggiogato definitivamente dal fascino disarmante della sua superospite, resta da solo sul palco, cammina e scivola inesorabilmente sulla buccia di banana della mascolinità vigliacca. Punta la moglie Anna, seduta comodamente in sala e le dice: “Hai visto Anna com'è meravigliosa Monica?”. Poi, prende a ridere e aggiunge: “Dai, sei bella anche tu! Lo sai che ti amo tanto”. Poi sospira, ride ancora, sussurra tra i denti un “eh vabbè”. Il premio di consolazione all’ amata consorte è stato dato. Intelligente e ironica la moglie Anna, subito inquadrata, se la ride di gran gusto. E le mogli italiane, pure.

Elena Orlando (
elyorl@tiscali.it)

venerdì 18 febbraio 2011

Sanremo 2011: Benigni non tradisce. Il pubblico rivede l’Italia in musica. Morandi sogna il bis


Alla fine non ha deluso le aspettative, Roberto Benigni. Le aspettative soprattutto del pubblico. E ha fatto il miracolo: ha risvegliato per qualche istante il desiderio di sentirsi italiani. Picco di ascolti di 19 milioni di spettatori, proprio mentre un Benigni giullaresco e da Oscar racconta agli italiani col suo linguaggio l’inno di Mameli, il loro canto. Quasi un’ora di grande spettacolo. Benignano, fino in fondo. Ingresso garibaldino sul cavallo bianco, tricolore a destra e a manca, riferimenti garbati alla filosofia del potere di Silvio Berlusconi, alle debolezze del Partito democratico. Sul finire, un chiaro appello a Umberto Bossi (“Umberto, la vittoria è schiava di Roma, la vittoria, capito?”). Effetto domino sul panorama politico? Macché. La Lega tira dritto. E sui festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il ministro Calderoli si affretta a precisare: "Fare un decreto legge per istituire la festività del 17 marzo, un decreto legge privo di copertura in un Paese che ha il primo debito pubblico europeo e il terzo a livello mondiale e in più farlo in un momento di crisi economica internazionale è pura follia. Ed è anche incostituzionale".

Una stonatura di troppo in un festival finora intonato. In una serata in cui le emozioni hanno dominato davvero. Come quando Morandi ha interpretato "Rinascimento", il brano scritto da Gianni Bella prima che lo colpisse un ictus e da Mogol (quest'ultimo in prima fila), salutando con una calorosa standing ovation il cantautore catanese fratello di Marcella, per intenderci quella delle montagne verdi. L'apoteosi del festival: lirismo benignano contornato da un misto di orgoglio italico e di populismo patriottico. Il leiv motiv della serata traspare nelle esibizioni dei big. Da “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori, interpretata da un coraggioso Davide Van De Sfross a “Va’ pensiero” , uno dei cori più famosi della storia dell’opera tratto dal Nabucco di Giuseppe Verdi, cantato per l'occasione da Al Bano. Da "L'Italiano" con Tricarico e Toto Cutugno e “Mille lire al mese” con Patty Pravo alle nostalgie amorose di un combattente al fronte, “O’ surdato nnammurato”, in bocca a un Roberto Vecchioni in odore di vittoria o comunque di piani alti in classifica, fino alla malinconica “La notte dell’addio”, interpretata da Luca Madonia, con l’ orchestra diretta da un sempre più sfuggente Franco Battiato, e alla tragica vicenda d'oltreoceano di Sacco-Vanzetti che Here’s to you” ha risvegliato con i Modà accompagnati da Emma, primi su iTunes col loro brano in gara. Ciliegina sulla torta: l’afflato patriottico decisamente a tono di Elisabetta Canalis (“ultimamente trascorro sempre più tempo in America, ma l’Italia mi manca davvero tanto, mi sento più che mai italiana”), supportato dal buonumore danzante di Belen Rodriguez, immigrata accolta nel nostro Paese a meraviglia (e poi dicono che non siamo ospitali). Nella terza serata sanremese l’Italia era lì, c’era tutta, dal Manzanarre al Reno, ricostruita con grande fatica - come ha spiegato in conferenza stampa Gianni Morandi - grazie a un duro lavoro. Per una sera l’Italia è tornata a brillare di luci e paillettes, coi dovuti onori e ricordi, la sua gloria e la sua storia. Giusto per una sera, proprio (e solo) a Sanremo.
Prevedibile il ripescaggio da televoto di Al Bano-Tatangelo. Ora già si pensa a Robert De Niro, Monica Bellucci, ai novelli Take That. E ai duetti. Il pubblico ha sognato l’Italia, Morandi adesso sogna il bis. Basta crederci.

Elena Orlando (
elyorl@tiscali.it)