lunedì 7 dicembre 2009

L' 'Io narrante': prove tecniche di espansione...

- Tutti vogliono scrivere. Tutti hanno l‘ansia di scrivere. Romanzi, racconti, pensieri. Ma perché se ne ha tanta voglia? Perché J., me lo spieghi? Ti prego, per favore, spiegamelo.
- Forse per avere l’illusione di restare da qualche parte, di espandere il proprio Essere, di uscire fuori da sé stessi per entrare nella vita degli altri . Forse perché percepiamo una tale velocità del tempo e dello spazio che ci circonda che in qualche modo abbiamo bisogno di illuderci che non passeremo.
- Ma io sono sempre voluta ‘passare’. J., sai che credo che l’ansia di voler lasciare a tutti i costi una traccia in questo mondo sia da stupidi? Perché mai? E’ così bello ‘passare’…
- Carol, ma passare potrebbe anche voler dire ‘passare inosservati’, vivere senza che nessuno se ne accorga. Oppure passare di moda e ritrovarsi a un tratto, senza neppure accorgersene, ad essere considerato un vecchio soprammobile ricoperto polvere, di uelli chesi mettono in cantina in attesa che prima o poi qualcuno si decida a buttarli via. Entrambe le sensazioni sono terrificanti.
- Sì, d’accordo J. Però....
- Però... prova a pensare all’ipotesi in cui la tua esistenza passi del tutto inosservata. Nessuno saprà mai che cos’hai da dire, che cosa fai, la tua visione del mondo, l’immagine che hai dell’universo. Nessuno saprà mai tutto questo.
- Appunto. Ed è proprio ciò che voglio. Che cosa potrò mai avere di tanto importante da dire agli altri che possa restare impresso nella loro memoria, essere ricordato?
Perché mai l’umanità distratta e persa nei mille rivoli dell’individualità più esasperata, dove i frammenti di ‘Io’ a loro volta perdono di vista perfino sé stessi, dovrebbe ricordarsi di me? Pura perversione mentale, J., fidati.
- Sai che ti dico? vivi pure nel più completo anonimato.
- E’ quello che ho scelto di fare. Che non vuol dire non vivere o vivere a metà. Ma anzi potrebbe voler dire vivere pienamente.
- Allora Carol, ti faccio una domanda. Tu compri mai dei libri da leggere?.
- Ultimamente un po’ meno. Ma comunque sì, certo che li compro.
- Bene. E perché mai li compreresti?
- Li compro perché ho sempre creduto nel potere salvifico della letteratura. Quei libri curano l’anima, salvano l’uomo contemporaneo dalla dannazione. Certo, non tutti possono faro. Solo a pochi è concesso questo dono. Molti dilettanti si credono capaci di scrivere. Ma non è affatto così. In realtà scrivono solo sciocchezze, banalità, luoghi comuni, frasi vuote e volutamente costruite per fare effetto e suggestionare l'immaginario degli altri, ma che in realtà non dicono un bel niente.
- Sono d'accordo. Ma io parlo dei grandi scrittori. Forse non sai che se quei libri che hai comprato e letto possono avere l'effetto salvifico che dici è solo perché qualcuno un bel giorno ha pensato di scriverli, mettendo nero su bianco esperienze di vita, sensazioni, impressioni, storie vissute in prima persona o raccontate da altri.
- Mi sembra una nobile ragione, questa.
- Lo vedi? Ma c’è anche un’altra ragione per cui quei libri sono stati scritti. Nell’atto stesso in cui si è fatt ciò, gli autori si sono espansi, hanno conquistato molti mondi. Tutte le vite delle persone che hanno comprato quei libri. Compreso te. E quindi saranno ricordati per sempre. Le loro esistenze non passeranno di certo inosservate.
- Narcisismo, J. Puro Narcisismo. Si scrive per se stessi oppure si scrive per gli altri? Io redo che si debba scrvere per gi altri e non pr alimentare il falso mito di se stessi. E raccontare cose utili per capire il mondo, J. Cose di una certa importanza.
- E invece è vero l’uno e l’altro Carol. Nessuno scrittore ha mai scrtto solo ed esclusivamente pergli altri, Ma in parte anche per se stesso. Mi dispiace, ma è così. E questo non deve deluderti, né tantomeno impedirti di comprare altri libri.

L’indomani Carol si alzò alle 8 del mattino. L’aria gelata di diembre le attraversò le vene. Dopo una doccia bollente, s’infilò jeans e maglione e il solito cappotto viola di cashmere. Uscì di casa e andò al lavoro. Mentre guidava, ripensò alle parole di J. e alla sua spiegazione del perché si scrive. E si accorse che in fondo tutti i libri che aveva letto fino a 28 anni le erano rimasti scolpiti nella memoria. Ma gli autori? Quelli erano rimasti sempre degli illustri sconosciuti”.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

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