Visualizzazione post con etichetta Tg5. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tg5. Mostra tutti i post

sabato 16 ottobre 2010

Su “Chi” Carlo Rossella prende i lettori per il c…uore


Filosofia spicciola per cuori non troppo infranti di fedifraghi incalliti. Lui è Carlo Rossella, presidente della Medusa, ex direttore del Tg5 e di Panorama. Da vero arbiter elegantiarum, come Tacito definì il Petronio del Satyricon, con un’aura di antiromanticismo allo stato puro, nella sua rubrica di posta ogni settimana su "Chi", il settimanale diretto da Alfonso Signorini, dispensa ai suoi lettori, con garbo e non troppi giri di parole, consigli su come arginare le difficoltà, evitare spiacevoli impicci, cavarsela sempre e comunque anche quando la marachella sta per venire a galla. E così una passerella preoccupante di uomini colpevoli e reo confessi si confida col buon Carlo, viveur di professione, su come tenere ben nascosti tradimenti vari ed eventuali. C’è chi non sa proprio come fare per un sms mandato all’amante e letto dalla moglie (“Mai scrivere messaggi alle proprie amanti”), c’è chi non sa come dichiararsi a una donna bellissima conosciuta in un’esclusiva località turistica, c’è chi non sa come scrollarsi via di dosso il peso insostenibile di un imminente matrimonio. In comune hanno tutti una insostenibile leggerezza dell’essere, ispirata – manco a dirlo - dal caro Rossella che puntualmente si abbandona, nelle consuete risposte brevi ma intense, a boutade a metà tra lo humour inglese e un realismo da brivido. E a un lettore disperato per le tasche non troppo piene, che lamenta il listino salato dei locali milanesi dove portare le sue donzelle, Rossella se ne esce con un consiglio praticissimo: “Portalo a cena da mammà. E’ l’unico posto che mi viene in mente dove si spende poco”. Godersela fino in fondo, con disinvoltura e niente sensi di colpa. Tanto ogni lasciata è persa. E’ questo il tacito accordo tra Rossella e i suoi lettori. Del resto il buon Carlo, dall’alto della sua esperienza, lo sa bene. Quindi… a buon intenditor poche parole . E tante piacevoli liaison. A patto che siano non troppo strette.

Elena Orlando (
elyorl@tiscali.it)

martedì 28 settembre 2010

Mentana non fa sognare


Femminilità zero. Niente fiocchi rosa, servizi sul mondo del fashion, trastulli femminili, nuove frontiere del fitness, le tendenze delle ultime sfilate, riflettori puntati sulle agghindate passerelle della Milano alla moda. Per il Tg di Enrico Mentana su La7 non c’è posto per materiale usa e getta, riempi pista trascendentali, arrampicate sugli specchi. Insomma, per le cosiddette “stronzate”, come le definisce lui stesso, il terzo lato del triangolo (isoscele, ovvero con due lati uguali) dell’informazione. Tra la frivolezza annacquata del Tg1 e Tg5, Mentana rappresenta il serio. Il faceto lo ha lasciato agli altri, a quelli sotto padrone. Lui, al momento sottopagato (un contratto, il suo, di appena 350 mila euro lordi l’anno ma destinato a raddoppiare, dato il risultato degli ascolti, con punte del 10 per cento di share) preferisce parlare di problemi veri.

Scelta in controtendenza anche per la conduzione: niente mezzibusti in odore di veline, ma solo brave giornaliste non troppo appariscenti. Il Tg di Mentana insomma non fa spettacolo. Zero sfilate ma anche zero concerti, zero presentazioni di libri, zero show-biz. E, naturalmente, zero gossip. Solo iniezioni letali di politica raccontata per filo e per segno senza fraintendimenti, furberie e ambiguità. Chiarezza e imparzialità sono il suo mantra, recitato ogni mattina a partire dalle sei, l’ora in cui Mentana già comincia a leggere le agenzie.

Serietà, dunque. Ma seriosità, per favore, no. Il rischio di scivolare nella trappola del “secchione” che spiega i fatti più importanti della giornata, ma non lascia sognare, respirare, svolazzare il pubblico neppure per un secondo c’è. E siccome nella melassa maleodorante delle cattive notizie si rischia di sprofondare, sarebbe bello dedicare almeno cinque minuti alla frivolezza. Perché c’è tanto bisogno di sognare, di ridere, di progettare un week end a teatro o magari in concerto. Cinque minuti, non di più. Al massimo sette. Che nulla toglierebbero alla serietà del tg in toto. Anche sognando, s’impara. Ma soprattutto si sopravvive.

Elena Orlando (
elyorl@tiscali.it)