lunedì 15 marzo 2010

Michelle Hunziker "travolta" da un demenziale 187

Metti sul piccolo schermo l’icona mondiale de “La febbre del sabato sera”con la reginetta di “Striscia la notizia”, ex modella acqua e sapone ed ex dell’ex ragazzo di borgata Eros Ramazzotti, ora aurea creatura televisiva in pasto ai più svariati artifici da showbiz. A dirla tutta, John Travolta e Michelle Hunziker, i protagonisti dei nuovi spot pubblicitari della Telecom in onda già da qualche tempo in tv, ci hanno fatto ricordare che la demenza esiste, eccome. E con essa la più banale sciocchezza pubblicitaria, il non senso televisivo, il vuoto totale di un messaggio pubblicitario fine a sé stesso, veicolato da una sit-com dall' inconsistenza penosamente imbarazzante, salita fin nell’etere dove ha superato livelli stratosferici di inquinamento mentale.

La sceneggiatura della pubblicità della nota azienda telefonica è più o meno questa: Michelle sente suonare il campanello mentre fa ginnastica e apre la porta. Chi trova? John… Star di Hollywood. Sguardo languido e voce suadente. Richiude immediatamente, si dà una sistemata e poi riapre. Con fare artificiosamente costruito, si avvicina a lui che… appoggia appena le labbra sulle sue per un interminabile istante in cui si accenna perfino a un goffo caschè. Ma non è tutto. La pubblicità continua con un indimenticabile tete-à- tete in cui John dimostra di essere preparato e pronuncia il fatidico 187, il numero per attivare l’offerta, lasciando Michelle letteralmente a bocca aperta. Punto e basta. Né un sottinteso sapiente, né un’allusione intelligente, né tantomeno un doppio senso interessante. Banalità allo stato puro. Condita con quel pizzico di frivolezza che non guasta. E dire che i due, per girare il capolavoro, sono arrivati fino in Florida. "John - ha raccontato al suo rientro Michelle a 'Sorrisi' - durante le riprese dello spot è stato buono come il pane". Lo saranno anche gli spettatori? Bontà loro...

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

sabato 13 marzo 2010

All’Eliseo c’è puzza di bruciato. Carla Bruni ha detto Sarkò-no

Un altro sogno svanisce, un’altra favola rosa spalmata come crema sulle prime pagine dei giornali e rotocalchi di tutto il mondo forse sta per concludersi sotto il segno di un laconico “addio”. E così anche l'’ingranaggio più perfetto "uomo di potere-femme furbescamente fatale" dopo un po' si arrugginisce. Ma sarà proprio vero che Sarkò e Carlà si separano? Sembra infatti che la Bruni avrebbe detto Sarkò-no. E stavolta Simone Cristicchi col suo ironico brano sanremese proprio non c’entra. C’è chi assicura che la bomba della separazione ufficiale scoppierà al massimo tra un paio di giorni. Intanto, nelle ultime ore le voci di una rottura tra i due si sono allargate a macchia d’olio.
La causa sarebbe il tradimento di lei col collega cantante Benjamin Biolay, vincitore del Victoire de la Musique, prestigioso premio musicale francese. Tradimento ricambiato da lui col suo sottosegretario all’ecologia Chantal Jouanno. Le voci sulla crisi della coppia presidenziale e sul tradimento incrociato stanno facendo il giro dei tabloid di tutto il mondo, ed è su Twitter che si parla di matrimonio agli sgoccioli. Secondo il sito suchablog.com Carlà e Biolay si conoscevano già da anni e sembra che l’ex modella al momento passi addirittura le notti nell’appartamento del cantante, cosa confermata anche da "Sun" e "Journal du Dimanche".
Il presidente Sarkozy, la cui popolarità sembra in caduta libera proprio alle soglie delle Regionali, a Londra, nel corso di una conferenza stampa congiunta col premier britannico Gordon Brown, si è affrettato a smentire definendo il gossip semplicemente “ridicolo”. E se fosse, come diceva Thomas Jefferson, che “ci si serve del ridicolo quando si ha la ragione contro”?... Allora sarebbe tutto vero. E quest'estate, sotto l'ombrellone si parlerà di questo. Solo di questo. E di nient'altro. Simone Cristicchi ha ragione: meno male che c'è Carla Bruni. Nel bene e nel male. Perché come sempre, con le sue evasioni ci fa evadere dalle angosce quotidiane di casa nostra.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

giovedì 11 marzo 2010

Sofia Loren racconta mammà in tv e la sua favola bella

Di mamma ce n’è una sola. E la sua si chiamava Romilda Villani, donna d’altri tempi, forte come una quercia e faro nella nebbia per una Sofia Loren poco più che adolescente, sbarcata da Pozzuoli a Roma con due occhi grandi come il mondo e un fisico da paura per abbracciare il sogno del cinema. Una madre fragile e battagliera, ma anche possessiva e spietata. Ne “La mia casa è piena di specchi”, la miniserie in onda domenica e lunedì in prima serata su Raiuno, tratta dall’omonimo romanzo della sorella Maria Scicolone, con la regia di Vittorio Sindoni e le musiche di Nicola Piovani, prodotta da Ideacinema per Rai Fiction, la leggenda del cinema italiano racconta la sua storia personale e familiare. A partire dalla vigilia dell’Oscar per La Ciociara (di cui quest’anno ricorre il cinquantenario e che Raiuno manderà in onda dopo la seconda puntata), il racconto ripercorre in flashback «le vicissitudini di una donna poverissima - racconta la Loren - che nel dopoguerra, con due figlie illegittime avute da un uomo sposato, Riccardo Scicolone, s’avventurò da Pozzuoli a Roma per dare loro un nome, un futuro e, attraverso di loro, un risarcimento a sé stessa per tutto ciò che la vita le aveva negato».

Bellissima, vincitrice nel 1932 di un concorso Mgm come sosia di Greta Garbo ma frustrata nelle ambizioni dalla famiglia, a 25 anni Romilda s’innamorò «dell’uomo sbagliato, che non fu mai per lei un vero marito né per noi un vero padre, rinunciando a essere donna, e riversando su noi due tutto il proprio bisogno d’amore». Da allora lottò come una guerriera per le sue figlie e per dare loro un futuro migliore.
A interpretare la Loren sarà Margareth Madè, la protagonista siciliana di Baarìa, “una ragazza educata e molto dolce”, l’ha definita Sofia, sua madrina cinematografica. Nel ruolo del padre c’è Enzo De Caro, addestrato per bene dalla Loren sui vari tic del papà.
La madre della Loren aveva aspetti della personalità controversi. Amorevole e generosa con Sofia che, attraverso i suoi successi cinematografGrassettoici, le faceva realizzare i suoi sogni, soffocante e involontariamente cattiva con Maria. Romilda Villani viene descritta in tutti i suoi pregi ma anche difetti, senza nascondere nulla, grazie alla dettagliat ricostruzione delle figlie.

Insomma, una storia intensa, tutta partenopea, d’ amore e di ambizioni, di orgoglio e di rivalsa, ma soprattutto un inno al sacrificio più totale, nell’era dei reality, dove tutti vanno alla ricerca di un successo facile “usa e getta”, e nel mare magnum del cinema e della televisione si vedono continuamente barconi carichi di avventurosi “senza talento” in attesa di sbarcare a cercar fortuna nella dorata "isola dei famosi" .
E allora ben vengano le favole belle del dopoguerra, visto che i nostri tempi ce ne regalano davvero poche. Quando i sogni potevano ancora diventare realtà e i “figli del popolo” riuscivano davvero a riscattare, per dirla con la poetica di Giovanni Verga, la loro triste condizione di “umili”.
Morale della favola bella di Sofia: il fattore “C” nella vita aiuta, certo. Ma la bellezza senza dedizione e carattere è meno di zero.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

mercoledì 10 marzo 2010

Mauro Marin: "Ho vinto il GF perché ho giocato"

Alla fine vince chi gioca. O meglio, chi sa giocare bene le proprie carte. Calcolando, studiando ogni mossa, non lasciando niente al caso né tantomeno all'emotività.
E' questa l'unica strategia che Mauro Marin, vincitore della decima edizione del "Grande Fratello", ha seguito fin dal primissimo istante in cui ha varcato la soglia, appena una settimana dopo l'inizio del reality, della casa più spiata d'Italia.
"Quando sono entrato - ha spiegato Mauro - il gruppo si era già formato ed era affiatato e, scusate se uso un termine da giocatore, per 7 giorni ho fatto All In. Ho giocato il tutto per tutto: ho provato a distruggere qualcosa che si era formato e mi è andata bene perchè tutti si sono schierati contro di me e la cosa dal punto di vista del gioco gli si è ritorta contro".

Ma c'è di più. Il salumiere di Castelfranco veneto ha rivelato di essersi ispirato ad Alvaro Vitali in "Mela mela banana caffè". Anche se "In certi atteggiamenti mi sono rifatto alla vicina di casa. Da noi si usa dire vecchio non in senso dispregiativo. Ho dato una confidenza estrema da subito, è stata vista come una forma di aggressione. Anche lo scherzo che ho fatto a George era ampiamente studiato: non ho dormito la notte per prepararlo. E così anche la mia reazione con il pio pio è stato un gioco verso Massimo che parlava delle sue donne”. E proprio questi atteggiamenti da abilissimo stratega lo hanno reso odiatissimo nella casa e amatissimo dal pubblico. Così, il piano di vincere e portarsi a casa i 250.000 euro per comprare una salumeria tutta sua è perfettamente riuscito. E allora chapeau! Soprattutto per il sano realismo di non avere nessuna pretesa di entrare nel mondo dello spettacolo.
Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

sabato 6 marzo 2010

Tra Sarah e Veronica Saffo non c'entra

Amiche per la pelle. Anzi, amiche di pelle. Per la precisione, più che amiche, forse amanti appena accennate. In una sola parola: autenticamente ambigue. Sarah Nile e Veronica Ciardi, le due concorrenti più chiacchierate e anticonvenzionali del GF10, uscite dalla casa più spiata d’Italia, si sono subito date alla rettifica. Relazione saffica? Baci lesbo? Macché. Solo una profonda intesa, ora consacrata dal fatto di andare a vivere insieme a Milano. Veronica ha spiegato che nella casa aveva bisogno d’affetto e l’unica persona in grado di darglielo è stata proprio Sarah, l’ex coniglietta di Playboy. Nessun uomo del GF10 ha infatti saputo conquistare il suo cuore. Mentre Sarah era sempre lì a consolarla e a prendersi cura di lei. Ecco spiegate allora le continue effusioni tra le due concorrenti. Autenticità di sentimenti o abilità strategica da reality? E’ innegabile che con la loro alleanza d’acciaio Sarah e Veronica si sono sapute conquistare la scena e hanno catalizzato l’attenzione del pubblico. Tant’è che sono richiestissime, Veronica in particolare, da numerose agenzie di spettacolo per una serie di serate in discoteca. E probabilmente ne sentiremo ancora parlare. Magari perché si fidanzeranno presto con un tronista o un calciatore. Ma attenzione: potrebbero sempre conquistare a sorpresa qualche insospettabile intellettuale rigoroso, colto e secchione…

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

giovedì 4 marzo 2010

Il balletto delle liste continua

Signore e signori, buonasera. Una voce fuori campo dà il benvenuto in sala. Si spengono le luci e si apre il sipario. Al Teatrino della Politica, in via delle Regionali 2010, va in scena una divertente commedia all’italiana, per la regia di Garinei & Giovannini:Il balletto delle liste”. Protagonisti: Renata Polverini e Roberto Formigoni nel ruolo di candidati alla presidenza del Lazio e della Lombardia. Uno sconveniente deus ex machina scende dall’alto e comunica ai due che le loro liste sono state escluse dalla competizione elettorale. Nel primo caso per un ritardo nel deposito delle firme, nel secondo per oltre 200 firme irregolari. Il popolo del Pdl insorge, Emma Bonino se la ride, il pubblico in sala lancia pomodori e grida: buffoni, andate a casa! All’improvviso entra in scena re Silvio e propone un valido escamotage salva-trama: un accordo col Pd che prevede il rinvio del vGrassettooto in cambio del disco verde per Bologna e dell’abrogazione del regolamento sulla par condicio in Rai. Il pubblico in sala fa ohhhhhhhhh. Parte la musica, arriva Povia sul palco e canta: “Meno male che Silvio c’è”. La scenografia si riempie di piccioni. A questo punto scatta una valanga di applausi e… cala il sipario. Ma al Teatrino della Politica lo spettacolo non è ancora finito. Insomma, "Il balletto delle liste" continua...

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

mercoledì 3 marzo 2010

Jovanotti canta romantico

Il mondo suona diverso ma lui canta romantico. E piace parecchio. Jovanotti con “Baciami ancora”, colonna sonora dell’omonimo sequel de “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino ha fatto centro. Da cinque settimane non lo schioda più nessuno in cima alle classifiche dei brani più ascoltati in mp3 e più trasmessi alla radio.
Una stonatura romantica e scapigliata rispetto a un mondo dove il romanticismo ha ceduto il passo alla poetica del “me ne frego”. Una deriva musicale ed esistenziale sulla scia di “Storia d’amore” e “A te” forse un po' troppo sdolcinata e melensa ma pur sempre perdonabile. E, allo stesso tempo, la voglia di ritrovarsi a cantare, a quarant’anni più quattro e qualche ruga in più stampata in faccia l’amore per le cose semplici e autentiche come lo sguardo di un bambino, un sogno, una carezza, un quaderno di appunti, una casa, un aereo che vola. Un'immagine artistica profondamente diversa da quella che Jovanotti consegnò al pubblico da giovane esordiente in Rai nel 1990, quando apparve a "Fantastico" incoraggiato da Pippo Baudo, fedelissimo solo alla sua "s" moscia, al suo giubbotto di pelle e alla sua moto. Allora sembrava davvero un ragazzo fortunato, ma anche assolutamente fuori dagli schemi. Poi è stata un'esplosione di note hip hop con venature funk colate a caldo su concitati political rap. Oggi di tutto questo in Lorenzo Cherubini sembrerebbe non esservi più traccia. Eppure Jovanotti continua ad essere ancora e sempre fuori dagli schemi. Anzi, più che mai. E allora “Baciami ancora, baciami ancora, tutto il resto è un rumore lontano/una stella che esplode ai confini del cielo”. E' questa la vera rivoluzione. E lui? Anticonformista vero.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)