mercoledì 3 settembre 2008

Aurelio De Laurentiis concede una seconda chance

A tutti quelli che pensavano che episodi apocalittici come l'uccisione dell'ispettore Filippo Raciti al "Massimino" di Catania fossero caduti in uneterno letargo, il polverone sollevato dagli ultrà del Napoli suggerisce che errare è umano, perseverare è sciocco, ma concedere un’altra chance è intelligente.

Perché chi l’ha detto che tutto finisce al primo round? Chi l’ha detto che dare un’altra opportunità è da perdenti? C’è chi proprio non ci sta a chiudere la partita al primo tempo. E preferisce tendere la mano una seconda volta. E non si butta tutto in un unico grande inceneritore.

Punire gli ultrà? D'accordo. Ma, subito dopo, salviamo il salvabile. Che c'è, anche se fa fatica a emergere e a farsi notare. Aurelio De Laurentiis, storico presidente del Napoli, è tra questi. Perché dice un categorico no al calcio malato. Ma non rinuncia a volgere lo sguardo a un saldo recupero del calcio buono, del tifo “perbene”, quello per intenderci dove di fanatismi e violenza non c'è traccia.

E già, perché il bubbone della violenza degli ultrà del Napoli, che rischiano di infettare l’intero mondo del calcio e di contaminare la sana passione che, per fortuna, continua ancora a resistere, viene affrontato di petto dal presidente della squadra partenopea, senza neppure troppa diplomazia. E contempla anche la possibilità di pronunciare un sonoro “arrivederci”. “Non mi faccio intimorire da pochi facinorosi che nulla hanno a che vedere col calcio”, ha detto a gran voce il patròn del Napoli.

Queste le coraggiose parole di De Laurentiis che, nel corso di una call conference presso il centro sportivo di Castelvolturno, ha precisato: “Se lo Stato non dovesse mettere in campo leggi adeguate, potrei anche salutare”.L’atteggiamento di De Laurentiis è tutt’altro che disfattista: “Tra i tifosi che creano violenze, che poi rappresentano al massimo lo 0,5 per cento del totale, ci sono gli infiltrati”, ha detto il presidente. Che, in ultimo, lancia un appello contro la chiusura del San Paolo: “Anche per questo è assurdo decidere di chiudere il San Paolo. Lo Stato deve difendere piuttosto le società e i tifosi sani. Se il calcio è questo, mi potrei anche stancare».

Che cosa non si fa per scongiurare il pericolo infame che alla fine, solo per colpa di qualche minoranza deviata, si debba deformare un’ intera immagine e siano tutti i tifosi a dover pagare?

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

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