venerdì 29 agosto 2008

Barack Obama e il suo telegenico sogno di gloria

We have a dream. Che Barack Obama possa continuare a predicare bene e cominciare a razzolare ancora meglio. Perché il buon proposito esposto nel suo memorabile discorso alla nazione nello stadio Invesco di Denver, con effetti speciali degni del cinema di Hollywood, è dei più nobili: cioè che l’America riesca a tornare davvero grande e a mostrare il suo vero volto, non di certo quello messo in vetrina da George Bush. E così, dopo la pubblica benedizione della ex rivale seminata per strada, Hillary Clinton, Obama ha fatto capolino dal pulpito, neppure troppo timidamente. Tono deciso, volto sorridente e, come sempre, da copertina. Denti perfetti e bianchi come mandorle appena sgusciate, sorriso magnetico, sguardo marpione, linguaggio accattivante, come si dice “ a effetto”. Insomma, Obama è apparso con tutte le carte in regola per avere successo, nella vita come in politica. Tutto si è svolto secondo copione, essendo stato preparato con cura e studiato nei minimi dettagli.

Del resto, la politica è un grande show mediatico, negli Usa ancora più che a casa nostra. E, si sa, ogni show che si rispetti, se è ben fatto, deve saper tenere incollati gli spettatori per l’intera durata. In questo caso, così è avvenuto. Certo, anche per merito di un team di lusso, che ha ben guidato l’unico candidato democratico in lizza alle presidenziali, che ora si sta allenando a percorrere gli ultimi chilometri in vista del possibile traguardo. Perché la Casa Bianca è sempre più vicina e, paradossi del III millennio, potrebbe davvero essere abitata per la prima volta da un nero.

Un discorso, quello di Obama a Denver, attesissimo, che ha messo in luce le linee programmatiche di una politica all’insegna della discontinuità netta con il candidato uscente, colpevole di aver “ indebolito l’economia e offuscato l’immagine degli Stati Uniti nel mondo”. E già, offuscare l’immagine non è roba da poco. Anzi, è una vera tragedia, specie per uno come Obama, che in questa agguerrita campagna elettorale all’ultima dichiarazione, sull’immagine ha puntato davvero tutto.

Il suo avversario, il repubblicano John McCain? Beh, secondo Barack, se venisse votato lui, sarebbe come consegnare a Bush un terzo mandato. Ma, dal punto di vista umano, nessuna condanna: “ Non è un uomo cattivo, è solo che non riesce a cogliere la portata dei problemi del Paese, magari non li conosce bene”. Ironia sferzante, senza mezzi toni, nell’ultimo (si fa per dire) atto di una guerra combattuta a suon di telecamere, slogan, populismi vari e una serie di colpi bassi mediatici.

Ad ascoltare l’afro-americano, nello stadio Invesco di Denver, c’erano 80.000 persone. E le televisioni di tutto il mondo. C’era perfino Walter Veltroni, l’Obama de’ noantri, o quantomeno uno che gli vorrebbe assomigliare dal primo pelo fino all'ultimo.

In fatto di economia e di politica estera, Obama ammicca gli eventuali elettori con un secco no alla dipendenza degli States dal Medioriente in fatto di petrolio. In dieci anni, l’obiettivo dovrebbe essere realizzato.


Immancabile, poi, 45 anni dopo, il suggestivo richiamo al sogno di Martin Luther King. Che in bocca a Obama diventa un auspicio possibile a vivere in libertà, ma sempre con l’obbligo della dignità e del rispetto reciproco, per far tornare grande l’America. Dovrà accontentarsi chi si attendeva l’ennesima utopia idealistica, o peggio, un deciso e inequivocabile "vogliamo di nuovo il mondo ai nostri piedi" .


Ecco, alla fine Obama tutto sommato si è limitato a esprimere un sogno realistico. Segno dei tempi. E i tempi cambiano. Non sarà che gli Usa (certo, è ancora presto per dirlo) hanno un po’ ridimensionato la loro urticante vena megalomane?

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Quest'Obama proprio non lo sopporto: sembra un'atticetta di posa (nel senso che, come dicono a Napoli: "si spara le pose" ;-)), una novella primadonna senza progetti.
Troppo confuso in politica estera poi (mi ricorda l'equivicinanza di Massimo D'Alema ministro degli esteri....ovvero: un po' dialogo con Israele, un po' con i terroristi....).
Negli USA sarei certamente un attivista del Libertarian Party, ma questa volta voterei certamente per McCain e la sua idea della Lega delle Democrazie.

Stella mattutina ha detto...

Eh, sì. L'ammiccamento di Obama è decisamente strabico. Un po' qua, un po' là.

E' il prezzo che si paga per un po' di audience in più.

L'importante però è che si chiarisca presto le idee sulla politica estera. E che sappia dentro di sè e di fronte ai suoi potenziali elettori fino a che punto vuole pagarlo, questo prezzo.

Perché il rischio è che la somma diventi troppo onerosa... E.

Anonimo ha detto...

Madonna imita Blob. La reputazione di Madonna indietreggia negli States? E allora ecco che la pop star infierisce contro McCaine. Come ha fatto in altre occasioni nei suoi concerti, nel suo nuovo tour si è 'divertita' a inserire durante l'esecuzione del brano "Get stupid" un videoclip con McCain accanto a Hitler, a Khomeini e a Mugabe (l'ex-presidente dello Zimbabwe).
Forse una risposta allo spot di McCain dove Obama era accostato a Paris Hilton e a Britney Spears?
Può darsi. Ma subito il «New York Times» lancia la "scomunica" a Madonna: il suo video è «oltraggioso e inaccettabile».

La verità è - cito lo statista Adriano Celentano - che «Hanno tutti paura delle parole. Oggi si possono dire solo cose che non danno fastidio a nessuno».

Tutti hanno paura delle parole e delle immagini 'ironiche'. Dov'è finito il «sense of humour» del tipo la "famiglia Simpson" o i "Griffin"?

Stella mattutina ha detto...

Ma, come vedi, Madonna se ne frega ed è una vita che fa quello che le pare. Quindi... Via i bavagli, inclusi quelli spalmati di miele. E.

Anonimo ha detto...

In effetti con chi censura verrebbe voglia di....smadonnare !!!! ;-)
Personalmente sono contro OGNI censura all'arte scritta e figurativa e, anzi, penso che la creatività dovrebbe essere espressa financo all'eccesso proprio per liberare il proprio Sé.

PS: se poi qualcuno come Madonna fa anche una sorta di "satira politica", ben venga. Indipendentemente da chi ne è oggetto.

Stella mattutina ha detto...

E già, evviva la satira, in tutte le sue salse. E.