mercoledì 6 gennaio 2010

Quer pasticciaccio brutto dei retroscena

Al massimo potrebbe essere una categoria dello spirito. Invece è solo una categoria astratta che più astratta non si può, dove regna incontrastata la più pura immaginazione. Quando si parla di ‘retroscena’, si parla soprattutto di quella maldestra invenzione creata ad arte dai giornalisti politici.
Che cos’è il retroscena? Nel teatro classico lo spazio ai lati e dietro la scena. Nel perverso teatrino della politica, ciò che si presume, si crea, s’inventa su presunti accordi, intrighi, segreti mai svelati, mosse anticipate e macchinosi ‘fai da te’ mentali su movimenti politici, alleanze elettorali, nomine, e tutto ciò che gravita intorno al satellite della politica con la p minuscola.
Il giornalista politico, istrionico e creativo, raccoglie tutto questo, lui che con doti soprannaturali cammina sulle acque, squarcia le montagne e, quando ci si mette d'impegno, arriva a sfoderare dal suo cilindro il massimo della perversione fantastica.
Ogni volta che scrive un articolo o fa un servizio si spara un paio di numeri da puro avanspettacolo. Nella performance dà il meglio di sé. Per esempio: ecco le prossime mosse di Berlusconi. Stamani ad Arcore si parlerà di una cosa tale che poi… succederà quest’altra. Bossi farà cadere il governo, Di Pietro si ritirerà a vita privata, D’Alema venderà tutto per andare a fare lo showman in Africa, dove doveva andare l’eterno rivale, Walter il buono. L’indomani, puntualmente, una valanga di smentite, di polemiche, di rettifiche.

Ma al giornalista politico non importa. Lui va dritto per la sua strada. E con estremo cinismo si gioca fino in fondo la partita, comincia a comporre il melodramma e perfino a prevedere ciò che accadrà nel futuro. Nel cuore, una speranza: creare il più possibile suspense, attesa, curiosità? Sì, certo, anche. Ma soprattutto accrescere il suo peso, farsi amici utili (ma anche nemici, è inevitabile e fa parte del gioco), far parlare il più possibile di sé (bene o male, l’importante è che se ne parli) e, in ultimo, riempire quella dannata pagina in cui non si sa cosa mettere. Le sue fonti? Voci di corridoio, quattro chiacchiere al bar o al ristorante di Camera e Senato e, naturalmente, un paio di soffiate telefoniche preparate ad arte da chi le dà per veicolare un messaggio che dev’essere quello. A tutti i costi.
Per fortuna nella maggior parte dei casi la realtà è un’altra. Nel senso che la politica è il regno dell’imprevedibile, dove il copione sfugge di mano agli stessi attori mentre lo stanno recitando. Così, dopo interminabili riunioni e una miriade di chiacchiere, poi al 99 per cento è tutto da rifare e da discutere di nuovo e quasi niente di ciò che aveva previsto il giornalista politico, a cui nel frattempo è andato in tilt il cervello per essersi spremuto troppo le meningi, accade davvero.
Per fortuna. Altrimenti finiremo tutti, dai più creduloni ai meno, per affidarci sul serio ai fantomatici retroscena. E sarebbe peggio che credere all’oroscopo.

Elena Orlando (
elyorl@tiscali.it)

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