lunedì 24 ottobre 2011

Al via il Grande Fratello 12: un reality multicasting

Tre, due, uno, via. Riparte la più trasandata commedia all’italiana del piccolo schermo. Il Grande fratello. Qualcosa di più di un semplice reality. Un quadretto grottesco sceneggiato nei minimi dettagli. Nei 2000 metri quadrati della casa più spiata d’Italia, in diretta 24 ore su 24 su Mediaset Premium e ogni lunedì sera in prima serata su Canale 5, si consumeranno ancora congiure e tradimenti, litigi e complotti, con un linguaggio non proprio da Accademia della Crusca (si spera che non venga pronunciato il nome di Dio invano, pena un taglio di 50 mila euro sul montepremi ad ogni bestemmia) e idealità non troppo nobili. Il tripudio horror-tribale dei più bassi istinti troverà ancora una volta sfogo in pianti accorati e risate fragorose, amplessi malcelati, pose non troppo chic e abitudini da homo di Neanderthal. Il confessionale sarà ancora il siparietto di una serie di maschere che recitano apposta per l’ occasione. E l’Italia impicciona s’appassiona e s’infiamma. Endemol incassa. Mediaset è soddisfatta. E già si attende una prassi più chiara e trasparente per il televoto, nelle ultime edizioni nel mirino di reclami e chiacchiere per presunte irregolarità. Alessia Marcuzzi, conduttrice alla portata di tutti, strizza l’occhio da gran ruffiana allo stile low cost di H&M, il marchio che la vestirà nella prima puntata.

La prima inquilina annunciata è Claudia Letizia, 32enne napoletana con la passione per il Burlesque. Claudia  Letizia ha già partecipato ad un reality sul Burlesque in onda su Sky ed è conosciuta per lo più nelle televisioni locali dove spesso si cimenta a vestire i panni dell’inviata come tifosa del Napoli.
Primo concorrente ufficiale è Mario Erminto, un modello ventenne di Brindisi ma milanese d’adozione. Poi c’è Kirian, un misterioso principe indiano, che, secondo quanto rivelato da Alessia Marcuzzi, sarebbe in cerca di moglie. Presente anche un personaggio dal cognome illustre: Leone Guicciardini, nipote del celebre storico e poeta del XIV secolo Francesco Guicciardini. Ilenia Pascarelli, 25 anni, romana vorace dalla bellezza mediterranea.

Il reality dovrebbe andare in onda per 27 puntate. Nel cast c’è di tutto. Dai sudisti convinti ai nordisti per  convinzione e nascita. Dai nobili ai plebei. Certo è che si potrebbe evitare di creare l’illusione che tutti possano partecipare. E pure la fatica di migliaia di casting in tutta Italia. Visto che alla fine i nomi che spuntano sono sempre quelli di chi gravita in un modo o in un altro nel mondo dello spettacolo.
Quest’anno è il caso di Claudia Letizia, già nota al pubblico televisivo campano e a quello satellitare con il reality Lady Burlseque in onda su Sky. Oppure di Luca Di Tolla, modello che ha già una ricca pagina con tanto di book e scheda nel sito dell’agenzia che ne cura l’immagine e ha già lavorato per Endemol al format in onda su RaiUno, I Soliti Ignoti. Anche Mario Ermito è tra i concorrenti con un ricco curriculum nel mondo dello showbiz: vince il titolo di modello più bello d’Italia nel 2009, partecipa anche lui a I Soliti Ignoti, a Ciao Darwin 6 e sfila per numerose case d’abbigliamento.

Ecco. L’ennesimo teatrino ipocrita di chi vuol far credere che in certi ambienti c’è posto per tutti, con migliaia di inutili casting sparsi per l’Italia e videocasting attraverso il sito del programma. Sì, certo. Un posto si trova sempre. Magari dopo essere passati da un’agenzia coi numeri giusti. A proposito: il montepremi in palio per il vincitore sarà di 250 mila euro. Quanto meno se si è troppo sfigati per diventare una star tutta lustrini a paillettes, si avrà la consolazione di non rimanere morti di fama. Ops, di fame.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

sabato 15 ottobre 2011

Il Festival internazionale del Film di Roma sfida la Lega col Risorgimento sul set

Roma che scimmiotta Cannes o, peggio ancora, Venezia. Galan che fa "marameo" ad Alemanno ("di due rassegne non c'è bisogno). E Alemanno che risponde con una smorfia di disappunto a eventuali cancellazioni. Pillole di cinema in un red carpet scolorito. Non più rosso porpora ma rosa antico. Il Festival internazionale del Film di Roma è al suo sesto fiacco compleanno e veste abiti sgualciti. Come dire se Cannes e Venezia vestono in smoking, la kermesse romana veste decisamente casual. Sarà perché nel salvadanaio destinato ai finanziamenti ci sono appena 200.000 euro, somma alquanto esigua al paragone coi nove milioni di euro destinati a fare del Lido per una settimana intera una passerella ambita anche per le star di Hollywood. Sarà per questo che il Festival del Film di Roma, nato sotto il segno di Goffredo Bettini e la benedizione di Walter Veltroni, prodotto dalla fondazione Cinema per Roma, negli ultimi due anni ha visto ridimensionare di gran lunga le sue aspettative diventando un puntino appena visibile nell’universo cinematografico. Certo, ha attraversato indenne il cambio di bandiera al Campidoglio, quando tutti pensavano che il nuovo sindaco Gianni Alemanno avesse dato alla manifestazione il ciak finale senza happy end né possibilità di repliche. Ma su questo gli artisti di casa nostra si sono dovuti ricredere perché il festival esiste ancora. Anche se da un paio d’anni è passato decisamente in sordina. Eppure va avanti, anche se con affanno e senza particolari clamori. Quest’anno saranno 133 le pellicole provenienti da 27 Paesi a sfilare su quel tappeto scolorito dal 27 ottobre al 4 novembre, all’Auditorium Parco della musica.


Ad aprire i battenti sarà “The lady”, il nuovo film del produttore e regista francese Luc Besson sull’attivista  birmana Aung San Suu Kyi, tornata libera dopo vent’anni. Chiuderà invece la versione restaurata di “A colazione da Tiffany”.
In programma: Noomi Rapace dalla saga scandinava di Larsson a Babycall di Pal Sletaune; Kristin Scott Thomas in La Femme du cinquième di Pawel Pawlikowski; Charlotte Rampling in The Eye of the Storm di Fred Schepisi; Zhang Ziyi in Love for Life di Gu Changwei; Isabelle Huppert in Mon Pire Cauchemar di Anne Fontaine; Micaela Ramazzotti per Avati; Valeria Golino per Cotroneo; Claudia Gerini per la Spada.
Scontato l’omaggio per i 150 anni dell’Unità d’Italia con un viaggio nell’identità italiana dal sonoro al muto, con la prima della pellicola muta “Rotaie” di Mario Camerini in versione restaurata.
La madrina del festival sarà Luisa Ranieri e il Marc’Aurelio all’attore andrà a Richard Gere. C’è attesa per My week with Marilyn di Simon Curtis (sezione ufficiale “Fuori concorso”) e Butter di Jim Field Smith (sezione ufficiale Alice nella città). Douglas Gordon (Glasgow, 1966), vincitore del Turner Prize nel 1996, uno dei più importanti artisti internazionali, sarà al Festival Internazionale del Film di Roma con una nuova versione della sua installazione video più celebre “24 Hour Psycho” (1993). Accanto a questa installazione, Douglas Gordon esporrà una serie di fotografie che ritraggono celebri attori del cinema italiano.
E proprio perché la politica ormai è come il prezzemolo e si ficca dappertutto, in continuità con l’ impegno a sostenere il cinema emergente italiano, il Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri con Fondazione Cinema per Roma inaugurano, in questa VI edizione, la “Vetrina dei giovani cineasti italiani. Sarà il pubblico a decretare il vincitore.
Un occhio di riguardo che sa tanto di contentino sarà quello per i corti cinematografici in un concorso rivolto agli studenti. Le mostre saranno dedicate a Monica Vitti, a Pier Paolo Pasolini, al Risorgimento sul set. Per quest’ultima, chissà se i leghisti apprezzeranno…


Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)


venerdì 7 ottobre 2011

Rai-Mediaset: la stagione televisiva del "copia-incolla"

Piove sul bagnato. Nella nuova stagione televisiva da poco iniziata, nulla di nuovo sotto il cielo dei palinsesti. E come se non bastasse, sembrerebbe l’anno del copia- incolla tra Rai e Mediaset, per la verità già cominciato qualche tempo fa. Ad aprire le danze di questa simpatica querelle all’ultimo clone fu “Io Canto”, programma di Gerry Scotti apparso in prima serata su Canale 5, la fotocopia esatta di “Ti lascio una canzone”, gara canora per bambini condotta con successo su Raiuno da Antonella Clerici. Un ping pong di accuse tra Rai e Mediaset, che alla fine scivolano nel terreno sdrucciolevole dell’ambiguo. E si finisce a tarallucci e vino. Quindi i due programmi vanno in onda entrambi. Al massimo, resta l’amaro strascico di qualche lamentela della Clerici disseminata sui giornali. Poi è la volta del quizzone preserale, dove a  contendersi gli spettatori prima erano Amadeus e Gerry Scotti, adesso sono Paolo Bonolis e Carlo Conti. Ma c’è anche la copia di Forum, storico programma di Rita Dalla Chiesa, volto di Rete 4 prestato a Canale 5. E il tribunale televisivo entra nelle case degli italiani anche su Raiuno con Veronica Maya, che con nonchalance lascia scivolare le polemiche nel suo impermeabile fradicio di opportunismo. “Mattino Cinque” con Federica Panicucci e Paolo De Debbio scimmiotta a suo modo Uno Mattina, storico contenitore mattutino di Raiuno. Un egregio “copia-incolla” all’inverso.

Il salotto pomeridiano di Silvia Toffanin viene preso a modello da Lorella Landi con le sue “Amiche del sabato”. Quest’anno è toccata a Milly Carlucci dover fronteggiare l’imitazione del suo “Ballando con le stelle” col controverso “Baila” di Barbara D’Urso, sfoderato dal cilindro del Biscione all’improvviso. Questi i casi più eclatanti, ma di programmi-clone ce ne sono anche altri. Ogni suggerimento è bene accetto. Per esempio, resterebbe da copiare il re dei reality, il Grande Fratello, magari con qualche altro parente dell'albero genealogico (chessò, un'edizione della grande suocera, per esempio). In prime time sul primo canale Rai spunta "Me lo dicono tutti", programma di sit-com combinate nemmeno troppo liberamente ispirate al Grande bluff di Luca Barbareschi, programma di Canale 5  del lontano 1996.   
Questo il panorama, escludendo volutamente gli altri canali del digitale terrestre. Compresi quelli Rai E Mediaset.   
In tutta onestà, solo Antonio Ricci non è mai riuscito a farsi imitare. Perché il tg satirico “Striscia la notizia” finora resta davvero unico e inimitabile. Il resto si può pure scimmiottare. Sempre se i telespettatori non si annoiano… 

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

giovedì 29 settembre 2011

Sanremo 2012: con Ambra il Morandi bis. E la riconferma del trionfo assoluto della sana Italia di provincia

Nessun cambio d’abito. Al massimo, di cravatta. Sotto il cielo stellato dell’Ariston non ci sarà nessun homo novus, semmai l' eterno ragazzotto di provincia assunto al ruolo di uomo della Provvidenza, colui che col suo bon ton casereccio e una semplicità disarmante ha portato l’ultimo festival di Sanremo ad una media di ascolti di 12 milioni di telespettatori a puntata e uno share del 50 per cento. Insomma, sarà ancora lui, Gianni Morandi, a condurre la kermesse canora più chiacchierata dell’anno. Un evento mediatico tanto criticato quanto atteso. Chi accompagnerà Morandi? Ambra Angiolini, ex primadonna di “Non è la Rai”, che non è nuova a questa esperienza, visto che nell’edizione del 1996, dopo il flop televisivo di Generazione X su Italia 1, condusse con un filo di impertinenza e una gran voglia di polemiche fini a se stesse il Dopofestival insieme a Pippo Baudo. E l’accoppiata non fu proprio delle migliori. Stavolta però Ambra sarà co-conduttrice, nel senso che presenterà il festival insieme a Morandi. E l’accoppiata, consacrata dalla benedizione di Gianmarco Mazzi, ancora il direttore artistico. La conferma di Ambra arriva dopo il gran rifiuto di Federica Pellegrini, in lizza per Sanremo da settimane, ma che rinuncia per impegni sportivi di gran lunga più importanti, come le Olimpiadi di Londra, che inizieranno il 27 luglio. Parola d’ordine e leitmotiv vero del festival targato Morandi sarà ancora il gioco di squadra, suggellato dal “restiamo uniti” dell’anno scorso, recitato come un mantra ad ogni passo, tra una presentazione e l’altra delle canzoni in gara, e la musica al centro della scena. E che nessuno gliela rubi. “Perché Sanremo è innanzitutto il festival della canzone”, dice Morandi col suo inconfondibile sorriso a 365 denti, due mani giganti e spirito fanciullesco.

Riflettori puntati come sempre sugli ospiti (si parla già di un possibile andirivieni) e sui cantanti in  gara.  Mazzi avrebbe già scomodato Giorgia. E poi sognerebbe Mina, Celentano, ma anche Vasco e Ligabue (si spera in serate diverse e lontane, per evitare scazzotta menti vari). Arisa lancia messaggi nemmeno troppo velati (“se mi vogliono, sono qui”) e i figliocci artistici di Maria De Filippi, da Emma Marrone ad Alessandra Amoroso passando per Annalisa Scarrone, ai quali si vanno ad aggiungere quelli di X Factor (da Noemi a Marco Mengoni a Giusy Ferreri) su eventuali partecipazioni al festival lasciano ancora col fiato sospeso.
La macchina mediatica si è già messa in moto, contornata di fiori sanremesi dall’inconfondibile profumo. Quella delle polemiche sta già scaldando il motore. Del resto in Italia esistono poche certezze. Tra queste ci sono gli spaghetti, c’è il mandolino, la mafia, i luoghi comuni e pure il festival di Sanremo, lo specchio di un Paese afflitto, piegato, stanco, lento, impantanato ma pur sempre tradizionalista e un filino, giusto un filino, puritano. Ecco. Sanremo dovrà garantire questo: lo spasso provincialotto e scanzonato, apparentemente bipartisan ma poi in realtà assolutamente filogovernativo e politicamente corretto. Che sennò la commissione di vigilanza Rai tuona come fa Giove quando si arrabbia. Poi ci sarà tempo di dire, magari al bar, “Sanremo? E chi lo guarda!”, quando in realtà si scopre che almeno per una mezz' ora buona anche i più schizzinosi se lo sono visto. Quindi in bocca al lupo a Morandi, confidando in un cast che faccia da ponte tra passato e presente, con particolare attenzione ai nuovi talenti ma anche ai talenti storici, agli evergreen di lusso e alla musica d’autore (in linea con la vittoria dell'anno scorso di Roberto Vecchioni) come che deve assolutamente uscire dalla sua nicchia,  arrivare al grande pubblico ed essere a tutti gli effetti parte integrante di un evento popolare.


Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

domenica 18 settembre 2011

Silvia Toffanin: una femme d’esprit esageratamente b(u)ona

Si potrebbero citare il fervido salotto politico di Elena Gozzadini Marescotti e il salon di Carolina Pepoli, o ancora la lucida grazia di Teresa Malvezzi e l’illuminata curiosità di Maria Laura Malvezzi Hercolani e Gualberta Beccari. Ma non siamo nella Bologna ottocentesca, dove donne aristocratiche e alto-borghesi si davano da fare. Siamo su Canale 5 e la padrona di casa è per la sesta volta ancora lei, Silvia Toffanin, l’ex letterina di Passaparola, compagna di Pier Silvio Berlusconi e mamma del piccolo Lorenzo Mattia. Il salotto in questione è quello televisivo di Verissimo, che il 17 settembre ha riaperto le garbate porte con la presenza dell’opinionista esperto di gossip Alfonso Signorini, l’esperto di moda Jonathan (ex concorrente Gf) e quello di tendenze giovanili Alvin. Da quest’anno alla squadra si è aggiunto anche Daniele Bossari, per parlare di nuove tecnologie e social network.




Il salotto è formato famiglia, il clima è molto da sabato pomeriggio, i temi sono leggeri, gli ospiti  divertenti, “ma non sono esclusi anche momenti in cui ci si può commuovere”, aveva detto la conduttrice alla presentazione ufficiale della nuova edizione. Bene. Già alla prima puntata Silvia non tradisce le aspettative. Il solito low profile, mai una domanda sconcia, né un’osservazione a sproposito, figurarsi se c scappa una domandina impertinente, una riflessione pungente, o chessò, un filo sarcastica? Ma per carità! Non diciamo eresie. Nel salotto di Silvia i Vip si raccontano. Cominciamo da Gerry Scotti, anzi dallo zio Gerry col suo sorriso rassicurante. Silvia a cominciato a fare tv proprio con lui, a Passaparola. Bei ricordi. Bellissimi. Quegli stacchetti un po’ ingessati segnarono per lei l’inizio di una carriera fortunatissima. Poi è la volta delle tate, che si dilettano a dare alle mamme a casa preziosi consigli su come sopravvivere allo svezzamento di un bebè o agli accadimenti d un figlio. Poi tocca a Gaia De Laurentis, che si attesta come una delle più volenterose mamme famose, visto che non ama delegare troppo alle tate ed è davvero un modello per tutte le donne. Sulla stessa linea Sabrina Ferilli, anche lei donna forte, di carattere, una roccia, ecc. ecc.


Il piatto forte arriva verso le 17, quando fa il suo ingresso Manuelona Arcuri, che per la verità  sembra essere un po’ sulle spine. Macché. Silvia, da brava padrona di casa, noncurante delle intercettazioni che vedrebbero l’attrice in qualche modo coinvolta in inviti a feste con Berlusconi pubblicate su tutti i giornali e rimbalzate su decine di siti internet, rassicura pure lei, consacrandola come la brava ragazza di provincia, la gloria di Latina. E’ l’effetto domino del buonismo toffaniniano, quel buonismo esageratamente chic che non guasta. Come quando chicchiera del più e del meno con Filippo Magnini, senza farlo sentire troppo in colpa per aver soffiato Federica Pellegrini a quello che era il suo più caro amico, Luca Marin. Per carità. Ci sono fin troppe polemiche che ruotano attorno al salellite televisivo. Il salotto della Toffanin vuole essere per scelta un universo felice, una sorta di paradiso terrestre, un mondo ovattato ed edulcorato, un’oasi felice tutta fashion e spetteguless. Dove tutto fila liscio come l’olio e nessuno scivola su bucce di banana. “La gentilezza non dev’essere scambiata con l’incapacità di fare domande”, aveva dichiarato a giugno proprio a “Chi”, il settimanale diretto da Signorini. Di risse televisive ce ne sono fin troppe. E poi, dopo un’estate trascorsa a studiare talk americani, sollevare anche la minima obiezione su Verissimo, tutti i colori della cronaca, sarebbe proprio una cattiveria. In fondo che male c’è. Silvia è così, una conduttrice esageratamente buona che spalma a gogo miele sulle sue poltronicine a conchiglia. In poche parole, sulla strada giusta, se non per la santità, quantomeno per la beatificazione.


Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

venerdì 16 settembre 2011

Baila!, che ti passa

Bypassando la questione giudiziaria (Milly Carlucci ha denunciato Mediaset) per cui lo spettro dell' accusa di plagio aleggia ancora negli studi di Cologno, facendo ancora temere un possibile blocco del programma, Barbara D’Urso - al timone del nuovo chiacchieratissimo talent che pare faccia nemmeno troppo timidamente il verso al noto Ballando con le stelle di Milly Carlucci - non sembra essere preoccupata più di tanto. Tanto si sa come va a finire. Va a finire che si balla. Tant’è che la concentrazione della conduttrice più amata dalle casalinghe italiane è tutta rivolta ai passi seducenti e contorti del tango argentino, a quelli zigzaganti del sempre attuale cha cha cha, alle bizzarre e intriganti movenze del paso doble, con leggerezza e grazia, per carità, che nel ballo sono essenziali. Dal 27 settembre in prime time sulla rete ammiraglia Mediaset scenderanno in pista volti noti come Luca Marin, che dopo aver rimediato una brutta figura (a causa della tresca saltata fuori tra il suo migliore amico Filippo Magnini e quella che a breve sarebbe poi diventata la sua ex Federica Pellegrini), rialzerà il capo un po’ troppo appesantito con un agile tip tap e una salsa decisamente condita.

Al Bano non se ne va ma resta, anche se non da concorrente, bensì da membro della giuria. Farà compagnia alla ballerina Rossella Brescia. Costantino Vitaliano si prepara a grandi esibizioni. Si spera solo che il suo flirt col ballo durerà più a lungo di quelli che normalmente intrattiene con le sue (?) donne. Insieme a lui balleranno anche Max Laudadio, Paolo Seganti, Kristian Ghedina.
Il casto femminile sarà composto da un’atletica Elisabetta Gregoraci, che torna in tv dopo due anni di assenza (causa cambio pannolini, o giù di lì), Martina Colombari, Raffaella Fico, Marianna De Micheli e la cantante Marcella Bella.
Questi i Vip. Ma come vuole il format sudamericano, accanto ai volti famosi ci saranno quelli sconosciuti di persone comuni. La prima a cimentarsi nel ballo sarà Rossella Canuti, 20enne di Parma, studentessa universitaria di Scienze motorie. A seguire, gli altri concorrenti non famosi selezionati dalla gente, annunciati di volta in volta dalla D’Urso. Tanto per marcare ancora di più il gap tra chi fa parte dello show-biz e chi no.

Ma poco importa. Il ballo è democratico e dà ancora una speranza. Aggrega, coinvolge, dà a tutti le stesse opportunità, raccomandati e non, senza talento e bravi veri. Perché dinanzi a un merenghe tutti possono dimostrare di saperci fare oppure di essere totalmente negati.
Tutto si svolgerà sotto il segno di Tersicore, che ispirerà le danze e proteggerà i concorrenti dalle maledizioni di Milly Carlucci & Co. in casa Rai. Al pubblico una consolazione: in quest’era così drammaticamente spoetizzata, il ballo diletterà i loro animi e li solleverà dall’ansia e dall’ angoscia. Del resto, per dirla con John Dryden, “ballare è la poesia dei piedi”. E non è poco.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

domenica 4 settembre 2011

Terraferma è l'approdo di Crialese, verghiano fino in fondo

Quando la terra è ferma, non frana sotto i piedi. Eppure non c’è terra senza mare a Linosa, dove due donne, in realtà la stessa immagine riflessa da uno specchio d’acqua, quella salata e bizzarra del mare di Sicilia. All’apparenza così diverse Timnit, gli occhi pieni di speranza, quella di approdare in una terra capace di aprirle un nuovo orizzonte e cominciare una nuova storia, la sola sopravvissuta su quel barcone naufragato con 73 anime morte annegate su 79. “Il suo sguardo mi ha ipnotizzato: una donna che aveva appena attraversato l’inferno, con il volto di una persona che sembrava arrivata in paradiso”, racconta Emanuele Crialese, l’ “uomo fragile” del cinema italiano alla 68esima Mostra del cinema di Venezia nel suo giorno. Dall’altra parte un altro destino, quello di Giulietta (l’attrice catanese Donatella Finocchiaro), isolana vogliosa di staccarsi dal suo scoglio. Senza saperlo le due donne condividono lo stesso destino: un futuro diverso, la loro terraferma.
Con questo film si compie la trilogia, dopo Respiro girato a Lampedusa e Nuovo Mondo girato a Ragusa. Cinque mesi sul set, a contatto con una “natura invadente, con la quale all’inizio non è stato facile convivere”, come l’ha definita senza eufemismi Donatella Finocchiaro. Nel cast Beppe Fiorello, il maestro puparo Mimmo Cuticchio nel ruolo del vecchio pescatore, traghettatore di anime verso uno pseudo Paradiso, un po’ come Caronte all’inverso, Filippo Pupillo, alla sua terza volta con Crialese.

È con l’immobilità di questo tempo che la famiglia Pucillo deve confrontarsi. Ernesto ha 70 anni,  vorrebbe fermare il tempo e non vorrebbe rottamare il suo peschereccio. Suo nipote Filippo ne ha 20, ha perso suo padre in mare ed è sospeso tra il tempo di suo nonno Ernesto e il tempo di suo zio Nino, che ha smesso di pescare pesci per catturare turisti. Sua madre Giulietta, giovane vedova, sente che il tempo immutabile di quest’isola li ha resi tutti stranieri e che non potrà mai esserci un futuro né per lei, né per suo figlio Filippo. Per vivere bisogna trovare il coraggio di andare. Un giorno il mare sospinge nelle loro vite altri viaggiatori, tra cui Sara e suo figlio. Ernesto li accoglie: è l’antica legge del mare. Ma la nuova legge dell’uomo non lo permette e la vita della famiglia Pucillo è destinata a essere sconvolta e a dover scegliere una nuova rotta.
Verghiano fino in fondo, inclusa quella sottile vena di “compassione” che la “mano invisibile” dello scrittore verista, per vocazione ed estrazione, lo faceva essere dalla parte dei suoi “umili”.

In quell’isola di pescatori, il tempo si è fermato. Non ci sono iPhone, iPad, canali satellitari, computer a mostrare il resto del mondo, un mondo al di là dell’orizzonte, che però c’è esiste, e che la forza dell’ immaginazione quasi materializza del tutto. Inevitabili le polemiche sul tema di stretta attualità degli immigrati che continuano a sbarcare in Sicilia. «La risposta dello Stato è completamente inadeguata e va contro le regole più elementari di civiltà: lasciare morire gente in mezzo al mare è segno di grande inciviltà. Ci sono pescherecci che sono stati sequestrati perché hanno salvato migrati e portati in porto, pescatori accusati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Questa la realtà», si affretta a spiegare il regista, cavalcando le polemiche. Ma l’arte si nutre sempre dell' osservazione della realtà. Che spesso è più dura della pietra lavica. I Pucillo nella loro fierezza assomigliano tanto ai Malavoglia, Ernesto a padron ‘Ntoni, Giulietta ha la fisionomia di Maruzza “a longa” e in questo la Finocchiaro si rivela perfetta nel ruolo. Terraferma sarà nelle sale il 7 settembre per 01 Distribution. E al di là dell’atteso verdetto al Lido, resta un film da vedere con gli occhi del cuore. Per chi a quei luoghi è profondamente legato e per chi non ne conosce i contorni e le sfumature che Crialese rende con straordinaria poesia e realismo. Ché gli occhi di Timnit non si possono dimenticare. In bocca al lupo!

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)