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giovedì 16 febbraio 2012

Le pagelle di Sanremo 2012


Sanremo. Nella seconda serata, tornano protagoniste la canzoni. E finalmente appare la bellissima Ivana Mrazova. Eliminati per il momento Dalla e Carone, Irene Fornaciari, i Marlene Kuntz e la strana coppia Bertè-D’Alessio, ripescabili tutti e quattro col televoto.


Dalla-Carone: canzone a dir poco antiquata. Quasi alla Nino D'Angelo. Interpretazione quasi demodè. Dire che il brano assomiglia anche solo vagamente a 4 marzo 1943 sarebbe come avere le traveggole. Dalla ha già dato. Ma per Pierdavide Carone, ex Amici, occasione mancata. Peccato. La prossima volta, vada da solo, che è meglio. L’eliminazione ci sta. E ora, Dalla, non sparare sul festival. Voto 4

Bertè-D’Alessio: lui scugnizzu in frac, lei ribattezzata Richard Benson, resta istrionica e fedele a se stessa. Il brano “Respirare” è orecchiabile e radiofonico, ha un testo ovvio, d’alessiano, ma l’interpretazione di Loredana Bertè gli regalava una marcia in più. Ingiustamente eliminato. Speriamo venga ripescato. Voto: 7 e mezzo.

Nina Zilli: reginetta di questa edizione del festival. Elegante, mai sopra le righe. Il brano “Per sepre” le calza a pennello. Il garbo dell’interpretazione le regala un bel voto: 8.


Arisa: impacciata nel nuovo look, che sembrava promettere faville. E invece si è rivelato un fuoco di paglia. Patetica nell’interpretazione. Meritava l’eliminazione. Voto 4

Marlene Kuntz: sono gli incompresi di questa edizione del festival. Non condivisibile l’eliminazione. Speriamo li riammettano in gara. Voto: 7 e mezzo


Emma: la favorita, non emoziona più di tanto. Il testo del brano appare retorico e un filo melenso. Voto: 7

Eugenio Finardi: per dirla con Dante Alighieri, sanza infamia e sanza lode. Voto 5 e mezzo


Chiara Civello: ci si aspettava di più. Ma non disturba. Interpretazione contenuta, look sobrio per la cantante jazz più conosciuta all’estero. Si attende il suo duetto. Voto: 7

Irene Fornaciari: in una sola parola insignificante. Il brano non adatto alle sue doti vocali, le appiattisce e quasi le mortifica. Giusta eliminazione, condivisibile in pieno. Voto: 4

Matia Bazar: i soliti noti. Habituè del festival. Sempre fedeli a se stessi. Che noia… Voto: 5

Samuele Bersani: decisamente di nicchia, ma resiste. Look interessante e spermentale. Forse non è proprio al meglio di sé ma sempre originale. Voto: 8

Dolcenera: senza pianoforte perde qualche punto. Il brano “Ci vediamo a casa” non è un capolavoro. Voto: 5

Noemi: deludente nella mise e nell’interpretazione. Voto: 5 e mezzo

Francesco Renga: elegante, melodico ma non troppo. Eppure pian piano il brano “La tua bellezza”, che ne esalta a pieno le sue doti vocali, sta entrando a pieno titolo nella terna dei favoriti. Potrebbe conquistare i piani alti del podio e arrivare secondo o terzo. Voto: 7 e mezzo

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

mercoledì 15 febbraio 2012

Sanremo 2012 si trasforma nell'Adriano Celentano Show



Sanremo. Il Festival della canzone italiana? No, l’Adriano Celentano Show. Quasi un’ora sul palco dell’Ariston, per una performance da vero Messia. A introdurre il Molleggiato ci hanno pensato spari, bombe e immagini di guerra. Poi lui, col suo solito piglio, il bicchiere d’acqua mezzo vuoto “perché qui l’aria è secca”. E via libera su vita, morte, Paradiso, le battaglie perse della Sinistra, una su tutte la bocciatura del referendum da parte della Consulta, il popolo che dovrebbe essere sovrano ma non lo è affatto. Ma prima ancora Celentano ha sparato a zero sui preti, tranne don Gallo, e su Avvenire e Famiglia cristiana, giornali ipocriti che non si occupano di Dio. Il Messia, camminando lentamente, con le sue solite e attesissime pause, ha riservato un pensiero caritatevole agli ultimi, e con Pupo e Morandi, orfano di valletta (Ivana Mrazova ha il torcicollo), si è persino spinto un po’ più in là, discettando sull’altezza e la bassezza d’animo. Troppo ingombrante, Celentano, troppo invadente, e troppo lunghi i monologhi, in un piatto misto che, a causa di troppi ingredienti, alla fine è risultato indigesto, sia a destra che a sinistra. E gli scappa pure un insulto ad Aldo Grasso, che si becca un bel "deficiente".



E alla fine il nuovo messia, il predicatore rude e scostante, dai sermoni faticosi e sofferti. Ma soprattutto chiacchierati, bocciati, commissariati, è stato premiato dall'audience. La prima serata del festival ha registrato infatti ascolti da record, col 48, 50 per cento di share, 14 milioni 378mila telespettatori, che durante il sermone celentanesco è salito fino a raggiungere il 55, 40 per cento, ovvero oltre 15 milioni di spettatori.
Questo basterà a placare le ire del clero e degli alti prelati? Macché. Anzi. Ha scatenato una vera e propria bufera. E più che una polemica l’intervento audace del molleggiato ha assunto la fisionomia di un caso di Stato vaticano. Ci sarebbe voluta l'Inquisizione per far giustizia divina in terra. Osare troppo non conviene. E insinuare che Avvenire e Famiglia cristiana dovrebbero chiudere è davvero troppo. Interviene il direttore di rete, Mauro Mazza, dissociandosi da questa considerazione. Piena libertà di espressione. Ma senza esagerare. E Lorenza Lei che dopo aver ascoltato informalmente il presidente Paolo Garimberti e i consiglieri di amministrazione dell’azienda, ha deciso di ‘commissariare’ il Festival, inviando il vicedirettore generale responsabile per l’offerta radiotelevisiva Antonio Marano a coordinare “con potere di intervento” il lavoro del festival di Sanremo.



In tutto questo ne escono con le ossa semirotte i cantanti, oscurati dal ciclone Celentano, ancora più di quanto si era previsto. Sanremo dunque dà spettacolo. E la musica, almeno fino a questo momento, resta solo un pallido e sbiadito sottofondo. La gara tra i big ha subito anche un'altra battuta d'arresto. E' infatti  rimandata a stasera (e rischierà di mettere in ombra l'esibizione degli otto giovani). Quindi niente classifica provvisoria, ma soprattutto nessuna eliminazione. Infatti il sistema tecnico di voto usato dalla giuria demoscopica s' inceppa  subito dopo l'esibizione di Samuele Bersani, decisamente promosso col suo brano "Un pallone"  in un efficace mix di elegante (smoking) e sportivo (sneakers). Un po’ come alle primarie del Pd, dove c’è sempre qualcosa che non quadra. «In deroga al regolamento del festival, Rai1 e la direzione artistica, preso atto del blocco del sistema di voto, hanno deciso di sospendere la gara di stasera, permettendo a tutti e 14 gli artisti di riesibirsi domani», spiega Gianni Morandi tra fischi e proteste in sala. E i giurati lanciano in aria le loro schede coi voti. Ivana ha il torcicollo. Ma in compenso si ripresentano i soliti noti dell’anno scorso: Belen-Canalis. che anticipano d una serata e Luca e Paolo dedicano il loro monologo alla crisi e aprono con un ricordo nostalgico di Silvio Berlusconi. E già, “se un anno fa avevamo la cacca fino al collo, chi avrebbe mai pensato di rivederci un anno dopo completamente sommersi”, scherzano.

La scenografia di Gaetano Castelli, al suo 19esimo anno di collaborazione col festival,  fa il suo effetto, così come l’arca della musica portata sul palco. L’orchestra non è al suo momento migliore e fa un esordio in sordina. Come un po’ tutti i 14 big in gara, Bertè-D’Alessio e Dalla-Carone compresi. Con qualche scivolata evidente di Noemi e Irene Fornaciari, che non colpiscono. L’elegante Francesco Renga poteva osare di più e Arisa pure. Convince subito, fin dal primo ascolto, sia per le doti interrpretative che per quelle di autrice Nina Zilli, e la Bertè compie il miracolo e rende più sopportabile perfino D'Alessio. Ed Emma appare retorica e melensa. Ci si aspettava di più sia da Eugenio Finardi che soprattutto da Lucio Dalla, ma si confida nel riascolto.
Il look degli artisti non spiazza. E Dolcenera appare con uno stile troppo easy per il palco dell'Ariston. Ma si sa, la crisi si fa sentire. Come ci ricorda a ogni presentazione di un brano in gara Rocco Papaleo, in loden blu e con una cartella in mano, che fa il verso all’insopportabile monotonia di Mario Monti, che purtroppo almeno finora deve aver maledettamente contagiato anche questa sessantaduesima edizione fin troppo ordinaria del festival. Ma al verdetto finale mancano ancora quattro serate...


Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

venerdì 27 gennaio 2012

Sanremo 2012: Adriano Celentano non si svende e alza il prezzo della polemica.



Un sogno eroico. Adriano Celentano che varca le soglie del teatro Ariston e appare come d’incanto col suo corpo snodato. Ma stavolta si rischia grosso. Il molleggiato potrebbe voltare le spalle al festival, un po’ come fece provocatoriamente nel lontano 1961, quando propose una versione decisamente insolita di Ventiquattromila baci. Allora arrivò secondo ma riuscì a vendere 500 mila copie. Ricordi lontani. Adesso padre Celentano in odor di predica vorrebbe salire sul pulpito e sentenziare a ritmo lento su liberalizzazioni, tasse, proteste, crisi, autotrasportatori, scioperi, tassisti e perfino su Aldo Grasso e quelli come lui, che sostengono che la sua sia tutta una manovra pubblicitaria a vantaggio del suo nuovo album, “Facciamo finta che sia vero”.

Macché. Come al solito tutta colpa di quelle brutte bestie dei giornalisti. In primis, quelli della Stampa, che hanno sfoderato dal cilindro un possibile cachet di un milione e 200 mila euro. “ Bella figura che farà questo quotidiano quando si saprà ciò che realmente prenderei”, scandisce Celentano dal suo blog.
L’invito è agli amici Morandi e Mazzi. “Io altrimenti, se voi non vi decidete a chiarire, a Sanremo non ci vengo”. Che cosa si dovrebbe chiarire? Il veto espresso dalla Rai attraverso Lorenza Lei. L’artista sarebbe stato costretto ad accettare condizioni-bavaglio che avrebbero leso la sua libertà di espressione. Quindi, stando a quanto rende noto il clan, l’ oggetto del contendere non sarebbe il probabile compenso, col tentativo di “alzare il prezzo”. Ma nelle ultime ore finalmente l'accordo tra mamma Rai e il molleggiato è stato raggiunto. Nessuna pubblicità durante gli interventi sul palco, 350 mila euro per ogni  apparizione a puntata  e soprattutto piena libertà di espressione, nel senso che non ci sarà nessun controllo preventivo, in quanto i contenuti delle Filippiche celentanesche resteranno top secret fino alla sua esibizione. I malpensanti direbbero che si avverte la differenza senza Silvio Berlusconi -Presidente del Consiglio tra i piedi. 

Un fatto è certo: Celentano è un caso. Ogni volta che appare in video. Un caso nazionale. Derubricato come se nulla fosse alle pagine di “Spettacolo" dei quotidiani, ingiustamente. Eh sì, lui si merita lo stesso trattamento di tassisti e autotrasportatori. Fa finta di arrabbiarsi, ma in realtà se la gode tutta la celebrità di rimbalzo a questa polemica. E la moglie-manager Claudia Mori, se tutto alla fine filerà liscio come previsto, potrà dirsi soddisfatta. Chi non lavora, non fa l’amore, ma chi partecipa al festival di Sanremo a certe condizioni, ne ricaverà talmente tanti benefici da poter fare l’amore giorno e notte almeno per i prossimi cinquant'anni. E' solo che stavolta c'è l'happy end, con tanto di effetto sorpresa. Celentano infatti devolverà l' intero compenso in  beneficenza a Emergency e alle famiglie povere di sette città. Il molleggiato  spiazza sempre. Giuliano Ferrara lo elogia, incoronandolo filantropo e lo invita a pensare anche ai figli non nati di chi decide di abortire. E chissà, magari il re degli ignoranti accoglierà anche questo appello... 

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

domenica 15 gennaio 2012

Sa(n)remo International : quest’anno l’ Ariston canta “straniero” . La pagella premonitrice di Stella mattutina



Preparate i vocabolari tascabili, i traduttori simultanei, andate fin d’ora a lezione d’inglese. Insomma, preparatevi. Perché a studiare bene il programma dei five days sanremesi, servirà una buona conoscenza delle lingue, e dell'inglese in particolare. Dalla celebrazione un filo retorica dell’Unità d’Italia si passa all’esterofilia più spietata e incalzante. Quest’anno infatti tira un vento internazionale sul palco dell’Ariston. A cominciare dalle vallette, entrambe non italiane al festival della canzone italiana. Come dire: da un estremo all’altro. Tamara Ecclestone e la modella ceca Ivana Mrazova. A passare il testimone saranno Belen e Canalis, naturalmente.Vallette "barbare" nel senso più letterale del termine, visto che in Italia non le conosce nessuno. Che lingua parleranno sul palco dell'Ariton? Preparatevi a tutto. Potrebbero rifare, perché no,  perfino la koinè alessandrina
Cinque serate (dal 14 al 18 febbraio) e l’esibizione di ciascun cantante in gara con a fianco un “mostro sacro” straniero. Da Goran Bregovic, il genio della musica spettacolo a Brian May, il chitarrista dei Queen, passando per Shaggy, Noa e Patty Smith. E molti altri ancora. Stella mattutina accoglie con un voto premonitore ciascuno dei 14 big in gara.

Pier Davide Carone e Lucio Dalla: voto 8. Carone è uno dei ragazzi di Amici ma ha una marcia in più. Non semplice interprete, ma giovane autore (per Sanremo ha già scritto “Per tutte le volte che”, la canzone vincitrice di Valerio Scanu al festival di due anni fa). Lucio Dalla dirigerà l’orchestra ma siamo certi che lo farà concedendosi un po’ più generosamente al pubblico di quanto ha fatto lo schivo e altero Franco Battiato con Luca Madonia l’anno scorso. Possibili candidati alla vittoria. O comunque tra i primi tre.

Nina Zilli: voto 8 e mezzo. La vera rivelazione di Sanremo 2011 con l’uomo che amava le donne, vintage fino in fondo. Non scimmiotta, ma interpreta. 

Samuele Bersani: voto 9. Frizzante cantautore dal linguaggio dinamico, destinato ad arrivare fra i primi tre. La canzone promette una poetica suggestione sulla società contemporanea. Artista vero. Uno dei candidati possibili alla vittoria.

Emma: voto 7. Personalità e grinta per la vincitrice di Amici che si ripresenta sul palco dell’Ariston, stavolta da sola. Tentativo apprezzabile. Coraggiosa fino in fondo. Probabile vincitrice di Sanremo 2012. Alte le probabilità. Causa: popolarità da televoto, mezzo che anche quest'anno decreterà il vincitore del festival.

Noemi: voto 6 e mezzo. Da X Factor, il clone di Fiorella Mannoia si atteggia troppo a grande star. Si può fare di più, e soprattutto di meglio. Ma il televoto l'aiuterà senz'altro ad attestarsi tra i primi sei.

Francesco Renga: voto 7. Affascinante, melodico, abbastanza da festival. Canterà d’amore? Si spera. Anche perché solo quando canta d’amore gli viene veramente bene. Destinato ai piani alti della classifica. Se proprio gli va male arriva quarto, o al massimo quinto.  

Matia Bazar: voto 6 e mezzo. Non è Sanremo senza di loro. Veterani del festival, stile inconfondibile, melodie prevedibili, testo chiaro e semplice. Utile suggerimento: rinnovarsi davvero e osare un po’ di più. Dire che arriveranno a metà classifica è dire troppo. Ma forse ci arriveranno.

Marlene Kuntz: voto 8. Renderà più rock Sanremo pop. Sarà votatissima dalla giuria, poco col televoto.

Irene Fornaciari: voto 6 e mezzo. Figlia di cotanto padre Sugar, sa di blues woman scatenata. Grande voce, molta difficoltà ad essere accettata. Non è certo una self-made girl, ma il talento c’è. Solo che non buca lo schermo. Ma solo l’Ipod. Ai piani bassi della classifica. Causa: scarsa popolarità da televoto.

Arisa: voto 4. Stessa mossa, stessa posa, finta ingenua, vera insicura. Dopo essersi fatta un mare di inimicizie come membro della giuria di X Factor, di certo non potrà appellarsi al televoto, ma confidare solo nella clementia della giuria. Anche lei a forte rischio di eliminazione, fin dalla prima serata. 
      
Chiara Civello: voto 7. Semi sconosciuta al grande pubblico, in perfetta linea con la tendenza esterofila di Sanremo 2012. Quantomeno politically correct.
Gigi D’Alessio e Loredana Bertè: voto 4. La Bertè ci perde, D’Alessio ci guadagna. Ma i due insieme non caveranno un ragno dal buco. Accoppiata non proprio azzeccata. A rischio eliminazione.

Dolcenera: voto 6 e mezzo. Non eccelle, non dispiace. Se punterà molto sullo stile, forse potrebbe guadagnare qualche punto in più. Al di là dell’abbinamento alla tastiera del suo inseparabile pianoforte. Ci si augura che non si trucchi troppo. O meglio, senza quei colori total black da dark lady consumata.

Eugenio Finardi: voto 5. Il voto risente dell’inevitabile paragone. Dovrà accollarsi la pesante eredità di Roberto Vecchioni nel presentare al grande pubblico la musica da cantautore. E vabbè, pazienza…

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

martedì 3 gennaio 2012

Sanremo 2012: col bis Morandi rischia un flop

Quando il direttore artistico Gianmarco Mazzi gli ha detto ufficialmente per la seconda volta sì, lui abituato a 412 presenze in campo con la Nazionale italiana cantanti, lui che ha contribuito a fondarla, quella squadra, in fondo non si è nemmeno meravigliato più di tanto. Gianni Morandi riconduce il festival di Sanremo. La notizia è ormai stranota. Al suo fianco, dopo Belen e Canalis, ci sarà Rocco Papaleo in un ruolo alla pari, cioè di divisione-condivisione del palco dell’Ariston. Morandi al timone di un secondo festival per il secondo anno consecutivo. Privilegio toccato a pochi nella storia del festival. Nell’ordine: Nunzio Filogamo, che ne condusse le prime quattro edizioni (dal 1951 al 1954), Mike Bongiorno (cinque edizioni di fila, dal ’62 al ’67), Claudio Cecchetto (dall’edizione dell’’80 a quella dell’’82) e Pippo Baudo, abbonato alla kermesse dal ’92 al ’96 e poi ancora nel biennio 2002-2003 e in quello 2007-2008.

Privilegio che invece rifiutò categoricamente di concedersi Paolo Bonolis, re di ascolti nell’edizione numero 59. Perfino il cauto Fabio Fazio cadde nel tranello, conducendo una prima volta nel 1999 con Laetitia Casta e poi l’anno dopo con Teo Teocoli, Lucioano Pavarotti e Ines Sastre. Ma Paolo Bonolis, no. Mossa astuta, che lo incoronò “Re Sole” di un’edizione inimitabile e unica per originalità e spirito innovativo.
Sulla stessa,linea, Antonella Clerici, il volto più popolare di Raiuno, che ha preferito calcare il palcoscenico della città dei fiori e chiudere dietro di sé il sipario per evitare di vanificare i fortunati risultati, di poco superiori a quelli di Bonolis. Ma lui, no. Gianni il temerario, dopo aver cantato con fare dinoccolato e voce vibrante in ben 18 pellicole e 7 sceneggiati, e aver partecipato sei volte a festival come cantante, con una vittoria nel 1987 insieme a Umberto Tozzi ed Enrico Ruggeri col brano “Si può dare di più” il problema di un probabilissimo calo di ascolti, fisiologico nella storia del festival a conduzione reiterata, non se lo pone nemmeno.

Eppure, se la matematica non è un’opinione, ogni volta che – dati alla mano – lo stesso conduttore con la stessa casacca si è ripresentato l’anno dopo su quel palco, lo share è sempre calato di almeno tre punti. E’ successo a Filogamo, a Mike, a SuperPippo. Insomma, un po’ a tutti. A questo punto sorge una domanda: perché mai non dovrebbe succedere anche al caro buon Gianni? E’ l’effetto che fa rivedere lo stesso conduttore. Ecco perché la scelta di rifare il festival dopo un’edizione di successo come quella dell’anno scorso, con una media di oltre 10 milioni di telespettatori a serata e picchi di share del 52 per cento, non è soltato azzardata, ma addirittura incosciente per un artista come Morandi, cinquant’anni di carriera alle spalle e la costante incognita di finirla quanto prima. Perfino Belen, a rivederla di nuovo all’Ariston, avrebbe ispirato qualche sbadiglio. Ma Gianni sembra non curarsene affatto. Lavora 10 ore al giorno al suo secondo festival, che se dovesse fare flop, gli farebbe chiudere anticipatamente i battenti. Ma Gianni è ottimista, fiducioso, entusiasta. E punta tutto su Adriano Celentano. Così come l’anno scorso aveva puntato su Roberto Benigni. Per carità, nessuna certezza:  tutto può ancora succedere. E sarà il risultato reale degli ascolti a confermare oppure a smentire questa tesi. Certo, "non si può avere culo per due volte consecutive", sentenzia Roberto Vecchioni, che preferisce essere ricordato come il vincitore dell'anno scorso piuttosto che ripresentarsi con un brano magari ripescato per miracolo e in fondo alla classifica.
In ogni caso, in bocca al lupo a Morandi, l’ eterno ragazzo della canzone italiana. Perché no, fino a prova contraria, si può sempre sfidare il destino e magari rivincere, anche ai tempi supplementari.


Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

venerdì 23 dicembre 2011

Sanremo 2012: un festival social pop

In tempo di crisi, mamma Rai - come contropartita dell'aumento del canone - infiocchetta per bene una delle poche certezze d’Italia: il Festival di Sanremo. Nell’ edizione numero 62, in onda in prima serata su Raiuno dal 14 al 18 febbraio, mai come quest’anno nazional-popolare, mai come quest’anno social. Non a caso tra i big in gara svettano i già ben collaudati Toto Cutugno e Al Bano, rispettivamente alla 16esima e alla 15esima partecipazione.
Cambiano le mode, ma gli stereotipi no. Quelli al palco fiorito del teatro Ariston fanno solo bene. E all’italiano trombato da Monti, che per consolarsi suona con la chitarra in mano (della serie canta che ti passa), pure. Così come il predicozzo attesissimo di Adriano Celentano. Il molleggiato infatti sarà il superospite di quest’anno. “Basta con questi snobboni stranieri”, i commenti rimbalzano già da mesi nei corridoi di viale Mazzini. Tranne per Tamara Ecclestone, s’intende, pur sempre nata a Milano, anche se la figlia di Bernie, il boss della Formula 1 fa la bambola a Londra.


Un Festival interattivo, e appunto social. Che quest’anno apre ufficialmente le porte delle selezioni per i giovani e ad una golden share che il pubblico potrà riservare a uno dei big direttamente da facebook, attraverso la pagina “SanremoSocial”, che conta già oltre 25.000 contatti. Una bella idea del direttore artistico Gianmarco Mazzi.
A condurre il Festival torna, dopo il successo di ascolti dell’anno scorso. Con una media di oltre 11 milioni di spettatori e uno share del 47, 78 per cento, l’eterno ragazzo della canzone italiana Gianni Morandi, una certezza made in Italy anche questa, affiancato da Rocco Papaleo (andranno d’accordo?...).
A rappresentare la musica cantautorale ci sarà Eugenio Finardi, dopo il rifiuto di Roberto Vecchioni (“a vincere l’anno scorso ho avuto culo, ma averne due volte di seguito è davvero impossibile”). Insomma, nell’anno della crisi e del nuovo governo Sanremo punta tutto sulle storiche certezze all’italiana. W l’Italietta degli spaghetti al dente, del caffè ristretto e della moviola della domenica in tv. Questa sì che, direbbe l’ex ministro Renato Brunetta, è l’Italia migliore.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)  

giovedì 29 settembre 2011

Sanremo 2012: con Ambra il Morandi bis. E la riconferma del trionfo assoluto della sana Italia di provincia

Nessun cambio d’abito. Al massimo, di cravatta. Sotto il cielo stellato dell’Ariston non ci sarà nessun homo novus, semmai l' eterno ragazzotto di provincia assunto al ruolo di uomo della Provvidenza, colui che col suo bon ton casereccio e una semplicità disarmante ha portato l’ultimo festival di Sanremo ad una media di ascolti di 12 milioni di telespettatori a puntata e uno share del 50 per cento. Insomma, sarà ancora lui, Gianni Morandi, a condurre la kermesse canora più chiacchierata dell’anno. Un evento mediatico tanto criticato quanto atteso. Chi accompagnerà Morandi? Ambra Angiolini, ex primadonna di “Non è la Rai”, che non è nuova a questa esperienza, visto che nell’edizione del 1996, dopo il flop televisivo di Generazione X su Italia 1, condusse con un filo di impertinenza e una gran voglia di polemiche fini a se stesse il Dopofestival insieme a Pippo Baudo. E l’accoppiata non fu proprio delle migliori. Stavolta però Ambra sarà co-conduttrice, nel senso che presenterà il festival insieme a Morandi. E l’accoppiata, consacrata dalla benedizione di Gianmarco Mazzi, ancora il direttore artistico. La conferma di Ambra arriva dopo il gran rifiuto di Federica Pellegrini, in lizza per Sanremo da settimane, ma che rinuncia per impegni sportivi di gran lunga più importanti, come le Olimpiadi di Londra, che inizieranno il 27 luglio. Parola d’ordine e leitmotiv vero del festival targato Morandi sarà ancora il gioco di squadra, suggellato dal “restiamo uniti” dell’anno scorso, recitato come un mantra ad ogni passo, tra una presentazione e l’altra delle canzoni in gara, e la musica al centro della scena. E che nessuno gliela rubi. “Perché Sanremo è innanzitutto il festival della canzone”, dice Morandi col suo inconfondibile sorriso a 365 denti, due mani giganti e spirito fanciullesco.

Riflettori puntati come sempre sugli ospiti (si parla già di un possibile andirivieni) e sui cantanti in  gara.  Mazzi avrebbe già scomodato Giorgia. E poi sognerebbe Mina, Celentano, ma anche Vasco e Ligabue (si spera in serate diverse e lontane, per evitare scazzotta menti vari). Arisa lancia messaggi nemmeno troppo velati (“se mi vogliono, sono qui”) e i figliocci artistici di Maria De Filippi, da Emma Marrone ad Alessandra Amoroso passando per Annalisa Scarrone, ai quali si vanno ad aggiungere quelli di X Factor (da Noemi a Marco Mengoni a Giusy Ferreri) su eventuali partecipazioni al festival lasciano ancora col fiato sospeso.
La macchina mediatica si è già messa in moto, contornata di fiori sanremesi dall’inconfondibile profumo. Quella delle polemiche sta già scaldando il motore. Del resto in Italia esistono poche certezze. Tra queste ci sono gli spaghetti, c’è il mandolino, la mafia, i luoghi comuni e pure il festival di Sanremo, lo specchio di un Paese afflitto, piegato, stanco, lento, impantanato ma pur sempre tradizionalista e un filino, giusto un filino, puritano. Ecco. Sanremo dovrà garantire questo: lo spasso provincialotto e scanzonato, apparentemente bipartisan ma poi in realtà assolutamente filogovernativo e politicamente corretto. Che sennò la commissione di vigilanza Rai tuona come fa Giove quando si arrabbia. Poi ci sarà tempo di dire, magari al bar, “Sanremo? E chi lo guarda!”, quando in realtà si scopre che almeno per una mezz' ora buona anche i più schizzinosi se lo sono visto. Quindi in bocca al lupo a Morandi, confidando in un cast che faccia da ponte tra passato e presente, con particolare attenzione ai nuovi talenti ma anche ai talenti storici, agli evergreen di lusso e alla musica d’autore (in linea con la vittoria dell'anno scorso di Roberto Vecchioni) come che deve assolutamente uscire dalla sua nicchia,  arrivare al grande pubblico ed essere a tutti gli effetti parte integrante di un evento popolare.


Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

lunedì 21 febbraio 2011

Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu al bar Italia dei fatti propri


“Non ha sbagliato. Stavolta gli è andata un po’ di sfiga”. Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu alla fine lo giustificano, Silvio Berlusconi. Sul caso Ruby, sui festini ad Arcore. Le belle donne piacciono a tutti. Lo giustificano un po’ come fanno gli italiani. Alcuni, s’intende. Che ne parlano al bar, proprio come il duo delle Iene fa nella quarta serata del festival di Sanremo, seduti a un tavolino, durante una partita a scacchi. Magari tra un caffè e un rapido sguardo al quotidiano locale. Magari aggiungendo pure lo sfogo per il goal subito dalla propria squadra del cuore. Proprio da bar, Luca e Paolo. Da bar Italia.
L’ennesima espressione dell’italianità media. Meglio di un film di Alberto Sordi. Né a destra, né a sinistra. Bipartisan? No, ciascuno a farsi i c… propri, che non fa mai male. E allora perché prendersela tanto col presidente del Consiglio, rischiando di far scatenare l’ira dei dirigenti Rai facendoli ricorrere alla tanto temuta censura? Ma soprattutto perché prendersela così tanto con uno che in fondo non è né meglio né peggio della maggior parte degli italiani che rappresenta. Non rispetta le istituzioni? E allora? Se è per quello, nessuno le rispetta. “Ti piace forse fare la fila dal medico?”, chiede Paolo a Luca. Ecco svelato l’arcano. Ecco perché Berlusconi, da quando è sceso in politica, ha conquistato il consenso di una fetta importante del nostro Paese. “Nella pancia della nazione si muovono tanti elementi: umanità e opportunismo, cautela e astuzia, distrazione e confusione, fantasia e ottimismo”, ha scritto Beppe Severgnini ne “La pancia degli italiani”. Ecco la risposta. Le Iene lo sanno. E prima di ritornare nell’alveo rassicurante di Mediaset, danno il due di picche a chi voleva politicizzare il festival targato Gianni Morandi. Più che mai il festival degli italiani. Confusi, smarriti, di malumore, stanchi, stufi, qualunquisti, opportunisti. Ma in fin dei conti indulgenti. Perché chi è senza peccato, scagli la prima pietra…

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

domenica 20 febbraio 2011

Sanremo 2011: vince Roberto Vecchioni, cantore di amore, dissenso e libertà


Era nell’aria. E nel televoto. La vittoria di Roberto Vecchioni al 61esimo festival di Sanremo non è stata una sorpresa. Il professore era già in testa alla classifica delle preferenze. Ed era anche trapelato. Morandi e Mazzi si erano infuriati, già si gridava all’impeachment. Ma poi il buon senso ha voluto che a “Chiamami ancora amore”, il brano più bello in assoluto e più apprezzato dal pubblico a casa, da quello in sala e dagli addetti ai lavori, venisse data la giusta ricompensa. Una scelta condivisa a pieno anche dai giornalisti che quest’ anno hanno avuto parte attiva anche loro nel voto, grazie alla golden share. Una sala stampa soddisfatta, in festa, a mezzanotte e mezza, orgogliosa di aver contribuito ad una vittoria più che meritata. All’una arriva il verdetto. Vecchioni è il numero uno, seguito dai Modà con Emma e dal popolarissimo Al Bano, fiero del suo appeal musicale da sagra paesana e genuino come gli acuti vocali di "Amanda è libera". E già, la libertà. Quasi il suggello, di quello che è stato, insieme all’unione, il motivo dominante della formula Morandi, dove il motto “restiamo uniti”, tra il serio e il faceto ha catalizzato per quasi una settimana intera l’attenzione del pubblico che quest’anno il festival l’ha seguito davvero. Un risultato da record per gli ascolti. Buona anche la tenuta dell’ultima serata, con 12 milioni 136 mila, pari a uno share del 52.12%. La media ponderata della finale risulta di poco inferiore a quella del festival 2010 di Antonella Clerici (53.21%) e di quella dell’edizione 2009 di Paolo Bonolis (54.24%).
E Morandi ringrazia il direttore artistico Gianmarco Mazzi (“ci conosciamo da trent'anni, questo festival l’ho fatto con lui e con Lucio Presta”) e tutti i dirigenti Rai e ammette "questo festival non lo vorrei chiudere". Vecchioni ha raccolto quasi il 50 per cento dei consensi, i Modà con Emma il 40 per cento e Al Bano il dodici per cento, risultato che, dopo l’eliminazione da parte della giuria demoscopica e il ripescaggio, non è male. E’ l’una di notte quando viene dato l’atteso annuncio. Tutti sul palco a celebrare il vate della libertà, il cantore di un’umanità ferita, il portavoce di un malessere diffuso e di un dissenso legittimo, che nessuno può riuscire a imbrigliare. “Chiamami ancora amore, chiamami ancora amore, chiamami sempre amore perché noi siamo amore”, Vecchioni ricanta per la terza volta il suo brano, stavolta in maniche di camicia e senza gli inseparabili occhiali. “Grazie a te, Gianni. Se non mi fossi venuto a prendere tu, non ci sarei mai venuto qui. Sono contento di aver fatto capire che la canzone d’autore unita alla musica popolare può essere la vera grande scommessa per il futuro, la strada giusta da seguire”. Il pubblico dell’Ariston applaude, grida “Bravo Roberto, grande Roberto”. Vecchioni abbraccia tutti, compreso Beppe Vessicchio. Luca e Paolo si ricompongono, dopo essere andati a briglie sciolte su Arcore e aver passato in rassegna i valori della sinistra (“guardare il mondo con gli occhi dei più deboli, lotta dura senza paura, porte aperte agli immigrati, siamo tutti fratelli”). Niente censura. "Tanto è l'ultima sera e ormai nessuno vi può più cacciare", fa notare maliziosamente Morandi. E niente censura nemmeno per l' eleganza smaccata di Elisabetta Canalis che, a conti fatti, ha superato quella di Belen Rodriguez (anche se la statuaria argentina l'ha sorpassata in spontaneità e doti canore e danzanti), concludendo col sublime Giorgio Armani. E adesso? Un velo di malinconia. Spenti i riflettori su Sanremo, cala il siparietto della festa, dell'evento, della sfacciata celebrazione di un’ italianità frivola e pettegola, provincialotta e pacchiana. Che però, come sempre, è riuscita ancora una volta a far parlare di sè e a catturare anche solo per due minuti perfino l’ attenzione dei più distratti.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

sabato 19 febbraio 2011

Sanremo 2011: Gianni Morandi con Monica Bellucci il solito maschio italiano


Lui, l’eterno ragazzo della musica italiana. Lei, l’ambasciatrice della bellezza italiana nel mondo. Gianni Morandi e Monica Bellucci. Insieme per una volta sul palco dell’Ariston grazie al festival di Sanremo. “Il sogno di una vita si avvera”, dice Morandi. La protagonista d quel sogno è lì, davanti a lui che visibilmente imbarazzato, indeciso tra il “lei” e il “tu”, si emoziona, s’impapera, arrossisce, dinoccola, vacilla. In quel momento Morandi è uno di loro. Il maschio italiano in bilico tra il dovere e il piacere. Il marito non troppo esemplare. Il “vir” latino con tutte le sue umane debolezze. Il micio che scimmiotta il macho, ma poi ritorna inesorabilmente all’ovile. Si piega, si avvicina, le prende la mano. A un certo punto si alza, le va incontro, l'abbraccia, le dà due baci sulle guance. “Monica, vorrei farle di tutto”, sprigiona deciso il desiderio a lungo represso per lei, l’icona del fascino femminile, l’irraggiungibile stella del cinema, la Venere tentatrice.

Scenetta assai meno nobile dell’incontro tra Dante e Beatrice. Morandi confida a Monica la sua inguaribile passione per lei e dice: “Pensi che mia moglie mi ha regalato l’album con la raccolta di tutte le sue foto più belle”. Sorride, s’imbarazza, arrossisce ancora, abbassa lo sguardo. Monica Bellucci è lì, seduta davanti a lui. Occasione unica e irripetibile. Fasciata da un lungo abito nero che ne esalta le curve generose, ringrazia con garbo. Si racconta, fingendosi per l’occasione, più che un’attrice “una donna, madre, moglie come tutte”. Abbandona il portamento da diva, l’immagine di sex symbol che ormai si porta dietro come un fardello e si cala con piacere e diletto nella vita di tutti i giorni, immedesimandosi col pensiero e una certa fantasia nelle donne che drammaticamente fanno la spola tra casa, ufficio, palestra, bollette, cucina, pannolini, ecc. ecc. Ma Monica lo sa, lo sa bene. Perché a queste cose ci pensa, la fatica delle donne l’accompagna sempre tra un viaggio e l’altro. Così come l’accompagnano sul set le sue due figlie Deva e Leonie. Gianni Morandi finge pure lui di crederle. Per Monica questo e altro. Molto altro. E allora si continua con la promozione del film “Manuale d’amore 3” con Robert De Niro presente.
Poi, l’intervista volge lentamente al termine. La Bellucci si alza, saluta sorridente e leggiadra il pubblico in sala. In fondo, a quello che dice non ci crede troppo neppure lei. Ed ecco che Morandi, ormai vinto dalla bellezza e soggiogato definitivamente dal fascino disarmante della sua superospite, resta da solo sul palco, cammina e scivola inesorabilmente sulla buccia di banana della mascolinità vigliacca. Punta la moglie Anna, seduta comodamente in sala e le dice: “Hai visto Anna com'è meravigliosa Monica?”. Poi, prende a ridere e aggiunge: “Dai, sei bella anche tu! Lo sai che ti amo tanto”. Poi sospira, ride ancora, sussurra tra i denti un “eh vabbè”. Il premio di consolazione all’ amata consorte è stato dato. Intelligente e ironica la moglie Anna, subito inquadrata, se la ride di gran gusto. E le mogli italiane, pure.

Elena Orlando (
elyorl@tiscali.it)

venerdì 18 febbraio 2011

Sanremo 2011: Benigni non tradisce. Il pubblico rivede l’Italia in musica. Morandi sogna il bis


Alla fine non ha deluso le aspettative, Roberto Benigni. Le aspettative soprattutto del pubblico. E ha fatto il miracolo: ha risvegliato per qualche istante il desiderio di sentirsi italiani. Picco di ascolti di 19 milioni di spettatori, proprio mentre un Benigni giullaresco e da Oscar racconta agli italiani col suo linguaggio l’inno di Mameli, il loro canto. Quasi un’ora di grande spettacolo. Benignano, fino in fondo. Ingresso garibaldino sul cavallo bianco, tricolore a destra e a manca, riferimenti garbati alla filosofia del potere di Silvio Berlusconi, alle debolezze del Partito democratico. Sul finire, un chiaro appello a Umberto Bossi (“Umberto, la vittoria è schiava di Roma, la vittoria, capito?”). Effetto domino sul panorama politico? Macché. La Lega tira dritto. E sui festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il ministro Calderoli si affretta a precisare: "Fare un decreto legge per istituire la festività del 17 marzo, un decreto legge privo di copertura in un Paese che ha il primo debito pubblico europeo e il terzo a livello mondiale e in più farlo in un momento di crisi economica internazionale è pura follia. Ed è anche incostituzionale".

Una stonatura di troppo in un festival finora intonato. In una serata in cui le emozioni hanno dominato davvero. Come quando Morandi ha interpretato "Rinascimento", il brano scritto da Gianni Bella prima che lo colpisse un ictus e da Mogol (quest'ultimo in prima fila), salutando con una calorosa standing ovation il cantautore catanese fratello di Marcella, per intenderci quella delle montagne verdi. L'apoteosi del festival: lirismo benignano contornato da un misto di orgoglio italico e di populismo patriottico. Il leiv motiv della serata traspare nelle esibizioni dei big. Da “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori, interpretata da un coraggioso Davide Van De Sfross a “Va’ pensiero” , uno dei cori più famosi della storia dell’opera tratto dal Nabucco di Giuseppe Verdi, cantato per l'occasione da Al Bano. Da "L'Italiano" con Tricarico e Toto Cutugno e “Mille lire al mese” con Patty Pravo alle nostalgie amorose di un combattente al fronte, “O’ surdato nnammurato”, in bocca a un Roberto Vecchioni in odore di vittoria o comunque di piani alti in classifica, fino alla malinconica “La notte dell’addio”, interpretata da Luca Madonia, con l’ orchestra diretta da un sempre più sfuggente Franco Battiato, e alla tragica vicenda d'oltreoceano di Sacco-Vanzetti che Here’s to you” ha risvegliato con i Modà accompagnati da Emma, primi su iTunes col loro brano in gara. Ciliegina sulla torta: l’afflato patriottico decisamente a tono di Elisabetta Canalis (“ultimamente trascorro sempre più tempo in America, ma l’Italia mi manca davvero tanto, mi sento più che mai italiana”), supportato dal buonumore danzante di Belen Rodriguez, immigrata accolta nel nostro Paese a meraviglia (e poi dicono che non siamo ospitali). Nella terza serata sanremese l’Italia era lì, c’era tutta, dal Manzanarre al Reno, ricostruita con grande fatica - come ha spiegato in conferenza stampa Gianni Morandi - grazie a un duro lavoro. Per una sera l’Italia è tornata a brillare di luci e paillettes, coi dovuti onori e ricordi, la sua gloria e la sua storia. Giusto per una sera, proprio (e solo) a Sanremo.
Prevedibile il ripescaggio da televoto di Al Bano-Tatangelo. Ora già si pensa a Robert De Niro, Monica Bellucci, ai novelli Take That. E ai duetti. Il pubblico ha sognato l’Italia, Morandi adesso sogna il bis. Basta crederci.

Elena Orlando (
elyorl@tiscali.it)

mercoledì 16 febbraio 2011

Sanremo 2011: meno spettacolo, più musica. E Morandi c'azzecca


Pioggia di stelle all’Ariston. Debutto illuminato per Gianni Morandi. Misura, contegno e un pizzico di nostalgia per una tv che non c’è più. Ma soprattutto tanta, tanta musica. La musica prima di tutto. Anche prima dello show. Se non sono i “cari amici vicini e lontani” di Nunzio Filogamo a salutare i primi dieci minuti di festival (“li ho sempre visti”, racconta col cuore in mano il conduttore), ci pensa il composto ping pong di battute di Luca e Paolo a far decollare la prima serata tutta canora del festival. Deluso chi si aspettava quasi una riedizione di Canzonissima. E gli ascolti premiano l’eterno ragazzo rimasto quello della porta accanto nonostante mezzo secolo di popolarità e successo. La prima parte della prima serata del festival è stata seguita da 14.175.000 telespettatori con uno share del 45,20 per cento, mentre la seconda parte da 9.417.000 (share 48,65 per cento). Il picco è stato raggiunto intorno alle 21:56, con 17.088.000.
Una bella soddisfazione che il direttore artistico Gianmarco Mazzi. Mauro Mazza, il direttore di Raiuno, attribuisce tutto il merito all’entusiasmo di Morandi. Meno spettacolo, più musica, dunque. Formula vincente. Comprese le scivolate glam di Belen-Canalis, un filo tese per l’assenza dei rispettivi boyfriend. Arrivano dopo un'ora di spasmodica attesa, soprattutto del pubblico maschile. Belen Rodriguez avvolta in uno strascico blu di Alberta Ferretti, Elisabetta Canalis circondata dalla chiccheria rosso fiammante di Versace. Le due starlette da riviste patinate scendono le scale con sorrisi da copertina, atterrano con grazia sul palco, un attimo dopo ringraziano il pubblico italiano che le ama tanto. In sala applausi e grida d’incoraggiamento. Meno papere del previsto. Del resto nei primissimi minuti del festival i buoni sentimenti di Antonella Clerici che, contrariamente a quanto dichiarato più volte, fa un’eccezione e per l’amico Gianni decide di passare il testimone insieme alla figlioletta Maelle, devono aver addolcito gli animi delle due show girl.
La scenografia spettacolare di Gaetano Castelli regala al palco una nuova luce. Ma Anna Tatangelo non brilla e il suo “Bastardo” viene subito bocciato dalla giuria demoscopica. Per lei, insieme ad Anna Oxa, le prime escluse tra i 14 big in gara, c’è ora solo la speranza del ripescaggio nel televoto. Non entusiasma Patty Pravo. Deludente il duetto Luca Barbarossa-Raquel Del Rosario. Il solito Al Bano. Molto 883, Max Pezzali. Impennata chic-snob per la straordinaria coppia Luca Madonia-Franco Battiato, passeggero distratto al festival, anche se già si colpevolizza Madonia di essersi lasciato un po’ troppo “battiatizzare” e lo stesso Battiato di aver copiato se stesso. Con “Ti sputtanerò” (sullo sfondo Berlusconi-Fini), Luca e Paolo portano all’Ariston un’attualità ovvia e contenuta. Decisamente più articolato il testo di Roberto Vecchioni, una feroce critica al momento storico che stiamo vivendo e un inno all’amore e all’umanità, troppo spesso calpestata e dimenticata. Meno grintosa del solito Belen nel tango con Miguel Angel Zotto sulle note de La Cumparsita, ha ceduto un po’ della sua grinta ad Emma Marrone che insieme ai Modà l’ha tirata fuori tutta. Sarà ancora una gara tra talent? Tra i giovani occhi puntati soprattutto su Serena Abrami, che arriva dalla fucina di X Factor (ha partecipato alla seconda edizione del programma) e si presenta al festival con un brano interamente scritto, musica e parole, da Nicolò Fabi. Attesissimi i superospiti Andy Garcia e direttamente dall’UK Eliza Doolittle. Chapeu!

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

sabato 12 febbraio 2011

Sanremo 2011: un festival patriottico


Scalda i muscoli Gianni Morandi. Intensificano l’allenamento in palestra anche le sue due compagne di palco Belen-Canalis. Martedì si parte con la kermesse più chiacchierata della tv. Belen alle prove appare disinvolta. Già si sa che dovrebbe farsi avvolgere dalle sete e dalle trasparenze di Alberta Ferretti. Non è incinta, l’abbiamo capito, ed è più che mai intenzionata a rubare una fetta di scena alla “rivale” che, anziché esercitarsi nella città dei fiori, finora ha preferito farlo conto suo a Roma. Roberto Vecchioni si prepara invece a scaldare le piazze col suo testo provocatorio. E meno male. Sperando solo che il popolo viola non accorra ai piedi dell’Ariston per fare da arrangiamento al brano. A quello ci penserà l’orchestra, un po’ più calma dell’anno scorso?
Sembra scesa la febbre da censura per Luca e Paolo, pronti a scherzare su tutto, ma proprio tutto. Fioccano i pronostici e, tanto per cambiare, il talent show si prepara a incassare un altro bel risultato, tant'è che Emma Marrone, la vincitrice dell’ultima edizione di “Amici” , appare già come la favorita, insieme ai Modà.
Bella soddisfazione per i catanesi, che nella serata del duetto vedranno sul palco, insieme a Franco Battiato e Luca Madonia, anche la cantantessa Carmen Consoli
, che in un modo o in un altro a Sanremo finisce sempre per esserci. Chi conosce Luca Madonia sa quanto questa occasione sia importante per arrivare al grande pubblico. In bocca al lupo ad un artista che merita l’adeguato riconoscimento.

Anche Internet farà la sua parte con l'emittente online Radio Festival, web radio di Radio 105 e Radio Monte Carlo, che sta facendo sfilare nella passerella dei palinsesti i grandi classici del Teatro Ariston, le canzoni culto della musica italiana con curiosità e notizie riguardanti i numerosissimi partecipanti dal 1951 ad oggi. Quest’anno Sanremo non è più una parolaccia neppure a Mediaset, visto che se ne parla anche lì, soprattutto nei programmi della rete ammiraglia.
Anche gli ospiti promettono bene, Balotelli compreso. Riuscirà però lo spettacolo a non prevalere troppo sulla musica? Ma la vera novità è l’omaggio ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Un esercizio di retorica patriottico-musicale? L’intento non è questo. Ma il pericolo è sempre in agguato. Si è tuttavia fiduciosi che i quattordici artisti in gara, nella serata speciale, interpreteranno con cuore i brani appositamente scelti per l'occasione: MILLE LIRE AL MESE per Patty Pravo, IL MIO CANTO LIBERO – Nathalie, 'O SURDATO 'NNAMMURATO - Roberto Vecchioni, IL CIELO IN UNA STANZA - Giusy Ferreri, LA NOTTE DELL'ADDIO - Luca Madonia con Franco Battiato, MAMMA MIA DAMMI CENTO LIRE - Max Pezzali, PARLAMI D'AMORE MARIU' - La Crus, 'O SOLE MIO - Anna Oxa, HERE’S TO YOU - Emma – Modà, L'ITALIANO – Tricarico, VA, PENSIERO - Al Bano, ADDIO MIA BELLA ADDIO - Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario, VIVA L'ITALIA - Davide Van De Sfross. Di certo gli emigrati che seguiranno l festival dall’America, dall’Australia, ecc. apprezzeranno. E gli immigrati (sempre più numerosi) che ormai vivono nel nostro Paese, lavorandoci e mandandoci pure i figli a scuola, cambieranno canale?…

Elena Orlando (
elyorl@tiscali.it)

sabato 15 gennaio 2011

Sorridete: Il 15 febbraio torna Sanremo

Il sorriso incontinente di Gianni Morandi ci salverà da un’altra edizione del Festival di Sanremo. La sessantunesima. Il suo fair play ci trasmetterà un senso non troppo serio dell’evento. E meno male. Perché quest’anno un’altra edizione simil paesana davvero non si reggeva. E un’altra Clerici neppure. Lui, Gianni, saprà ricordarci che Sanremo è innanzitutto un gran divertimento. Dove, sì, certo, lo spettacolo è al primo posto, di gusto rigorosamente nazional popolare come vuole la tradizione della kermesse canora, ma la musica, la buona musica, tornerà ad avere la sua parte. Discografici avvertiti: quest’anno niente scherzi. Chi vince, venderà. Chissà. Intanto Morandi e Gianmarco Mazzi, direttore artistico del Festival, hanno già da un po’ sfoderato dal cilindro i 14 nomi dei cantanti in gara. Si punta su un misto di vecchio e nuovo. Come dire il classico trench e il nuovissimo pullover i cashmere appena acquistato. Non solo baby star da talent show, dunque, ma anche i grandi nomi della musica italiana.
Per intenderci, ci saranno Nathalie Giannitrapani, vincitrice dell’ultimissima edizione di X Factor, Emma Marrone, la vincitrice dell’ultima edizione di Amici in coppia coi Modà e Giusy Ferreri, la Amy Winehouse de’ noantri, leader incontrastata e campionessa di vendite dell’edizione 2008 di X Factor, ma ci saranno anche Franco Battiato, Roberto Vecchioni, Patty Pravo, Anna Oxa. E poi Max Pezzali, assente dal palco dell’Ariston dal 1995, quando presentò in gara il brano “Senza averti qui”. Ci saranno gli immancabili Al Bano e Anna Tatangelo, il duetto romantico di Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario, il “lombardo” Davide Van De Sfroos e la sua musica popolare, Tricarico e i La Crus.
Ospiti d’onore del Festival, salvo smentite e sorprese dell’ultima ora, dovrebbero essere i Take That, Robert De Niro, Justin Bieber, Lady Gaga, Monica Bellucci e Fiorello.
Insomma un’edizione fashion. Resta solo da sperare che gli ascolti premieranno l’impegno, che si eviteranno casini col televoto e soprattutto che il duello Belen-Canalis verrà combattuto solo a colpi di abiti, senza tirate di capelli varie ed eventuali.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)