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domenica 15 gennaio 2012

Sorpasso senza freccia per Italia's Got Talent. Maria De Filippi & Co. battono Milly Carlucci e le sue stelle danzanti

E stavolta hanno vinto loro. Zio Gerry, la signora Maria e il difficile Rudy Zerbi. Complici le scodinzolate e i continui ammiccamenti di Belen, che quest’anno oscurano le gag del figlio d’arte Simone Annichiarico (che cosa direbbe il papà Walter Chiari?...). La squadra di Italia’s Got Talent ha superato quella danzereccia di Ballando con le stelle. Canale 5 vs Raiuno in una battaglia, quella degli ascolti del sabato sera in prima serata, senza esclusione di bizze. Quelle del pubblico, che sembra ormai – un po’ come gli elettori nei confronti della politica - sempre più qualunquista e voltagabbana. Un po’ di qua, un po’ di là. Un sabato sera su Raiuno, a vedere come se la cavano Lucrezia Lante della Rovere e Simone De Pasquale o l’impacciato e ironico Gianni Rivera in coppia con Yulia Musikhina. Lo show dal format originale di Simon Cowell fa divertire il pubblico. Soprattutto quando ai veri talenti si alternano esibizioni al limite tra il ridicolo e il grottesco, sfiorando la soglia del surrealismo televisivo e di un dilettantismo allo sbaraglio spettacolarizzato al massimo che, su modello della Corrida, tanto piace.

Dati alla mano, Maria De Filippi & Co. vincono la serata con 5.763.000 telespettatori e uno share  del 25.43% (che sale al 28.85% tra i 15-64 anni). Un pubblico vario, quindi. Duro colpo per Milly Carlucci, convinta di avere gli ascolti dalla sua parte. Sarà stata colpa di una certa ripetitività inevitabile per un programma di ballo che, seppur con qualche variazione, alla fine è sempre quello. E consumata la curiosità del primo giro di danze, il pubblico si è annoiato.
A nulla è valso lo humour anglosassone d Bobo Vieri, entrato nel cast dei ballerini con mille polemiche legate al suo cachet di 30 mila euro a puntata, né lo stile pappa e ciccia (quest'anno per la verità non troppa) di Paolino Belli.  
E se da un lato piccoli campioni crescono, dall’altro grandi campioni tramontano. E spenta ormai da un po’ la sua brillante stella calcistica, all’ex bomber non resta che qualche generosa consolazione televisiva.
Ma chi conosce bene la Carlucci sa che lavorerà come una matta per recuperare. Nel frattempo, per rendere la delusione più sopportabile, suggeriamo a Milly di ballare. Baila, anzi, balla, che ti passa! Del resto è appena la seconda puntata. E la partita è ancora tutta da giocare.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

mercoledì 7 dicembre 2011

Nina Senicar : una showgirl targata Bocconi. Ecco un valido motivo per fare di lei la nuova Mara Carfagna

La sua luce intermittente, a corrente alternata, rischiara la vista e incendia lo spirito a ogni apparizione televisiva. Non conduce nessun programma ma ogni volta che Nina Senicar ancheggia e poi si siede, ammicca alle telecamere col suo sguardo obliquo e sorride, gli ascolti s’impennano e lo share sale.
E solo questo basterebbe a fare di lei, in tempi in cui gli allori nel piccolo schermo se li pappa chi fa ascolti, qualcosa di più di una meteora e qualcosa di meno di una stella del firmamento televisivo.
Eppure nel curriculum della modella serba nata 26 anni fa a Novi Sad, già miss Yugoslavia nel 2001 alla tenera età di 16 anni, c’è una nota di merito. E non è l’aver affiancato Teo Mammuccari come valletta semimuta in “Distraction” (2007), né tantomeno quello di aver partecipato all’Isola dei Famosi nell’edizione numero 7 e nello stesso anno (2010) aver assistito Enzo Iacchetti in Velone su Canale 5. E neppure la pratica a livello agonistico dell’equitazione, che le ha fatto conquistare il titolo di Campionessa nazionale nel 2001 .




La nota di merito della Pocahontas delle passerelle è un'altra. E non da poco. Nina Senicar si è laureata in Economia internazionale alla Bocconi. E poco importa se il prezzo da pagare è che gli ex colleghi di corso ogni tanto le ripetono: "Ehy dottoressa, ti abbiamo visto sculettare in tv". Lei si diverte e ci ride su. E intanto si presenta con un titolo che di questi tempi porta bene. Si sa, essere passati dalla Bocconi è garanzia di "eunomia", ovvero di buon governo. E sarebbe la giusta chiave d'accesso per Palazzo Chigi. E ora che il governo è tecnico e tra i banchi dell’esecutivo svettano fior di professoroni di Economia, ecc. ecc. Nina Senicar potrebbe avere un posto assicurato come Ministro delle Pari opportunità, per esempio. In tal caso raccoglierebbe l’eredità di Mara Carfagna, cresciuta a pane e Bocchino (nel senso di Italo, che le impartiva accurate lezioni di cultura e strategia politica). Nina avrebbe anche un vantaggio in più: essendo passata dalla Bocconi, sarebbe come un’allieva un po’ di famiglia tra i signori nuovi ministri e non avrebbe neppure bisogno di tante lezioni. Però al momento, su questo fronte tutto tace. E Nina dovrà accontentarsi di una citazione in salsa rap di Marracash, nel suo ultimo album "King del Rap". Però, non si sa mai, la speranza è l'ultima a morire. E chissà, forse Nina Senicar potrebbe ancora entrare nel governo. Magari anche da sottosegretario, perché no.
Caro Presidente Monti, ci faccia un pensierino. Fornero &Co. sono eccezionali, s’intende. Ma con questa mossa lo share del nuovo governo, e per la verità pure il suo appeal, avrebbero di colpo un’impennata.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

giovedì 1 dicembre 2011

Guzzanti e Dandini giù, Fiorello e Zalone su. Ma la satira?...


La breve incursione di Fiorello sul piccolo schermo sta per concludersi. Toccata e fuga. E allo showman resta soltanto un’ultima puntata con ospiti Jovanotti e Roberto Benigni. In totale quattro, le sue serate all’insegna del comico in stile nazional-popolare. E finora gli ascolti lo hanno premiato tantissimo, con punte di share del 43 per cento.
Ma il Tony Manero della risata sta per passare il testimone (si fa per dire, visto che si tratta della concorrenza) a tale Luca Pasquale Medici, in arte Checco Zalone, pugliese di Bari, lanciato da Zelig, che sarà protagonista di uno show tutto suo su Canale 5. Due le puntate previste. E, oltre ai classici tormentoni, anche l’imitazione di Michele Misseri.

E se Fiorello piace un po’ a tutti e non fa arricciare troppo il naso perfino agli intellettuali, Checco se la gioca tutta sul sex appeal da”uomo della strada”. Cafonal o mammoriano (per dirla con lo slang etneo) fino in fondo.  Comicità in apparenza banale ma spiazzante, non troppo laccata e infiocchettata. Come dire: divertiamoci, però senza pensare troppo che, per carità, fa male. Checco è il comico preferito del mio panettiere, del salumiere che affetta la mortadella al supermercato e nel frattempo racconta divertito le sue gag ai colleghi.
Ad ogni modo, la tendenza è la stessa. Dare il pass alla vis comica per rinverdire un po’, seppur di striscio, i grigi e ripetitivi palinsesti tv.
Sale in quota la comicità pura, sparisce del tutto la satira, sempre più un lontano miraggio. Soprattutto quella di stampo politico, così urticante per i lor signori dei Palazzi. E così, per evitare fastidiose allergie bipartisan, con conseguenti shock anafilattici tradotti in oscuramenti censuranti, et voilà, meglio lasciar perdere i vari Guzzanti, Dandini, ecc.ecc. Senza contare la recente chiusura del Bagaglino di Pier Francesco Pingitore, che pure qualche capatina in tv, sempre dal salone Margherita, la faceva.



Adesso nel menu non c’è più spazio per quel piatto di primizie caratterizzato da vari tipi di frutta  degli antichi romani,  ma solo per minestre riscaldate e al massimo una pepata di cozze. Non si può più innaffiare la pianta del sano dissenso. E no, nemmeno per sogno. Al massimo una risatina innocua e, semmai, proficua.
Unica eccezione: gli Sgommati, unica voce fuori dal coro, il programma di Sky Uno con le caricature dei nostri politici di gomma. Altro segno dei tempi. Una voragine separa la politica dalla gente, tanto che ormai i politici si disumanizzano diventando pupazzi di gomma. Appunto pupazzi. Nell’eterno teatrino della politica made in Italy che, nonostante sul palcoscenico ci sia ora un governo tecnico, nel backstage ancora continua.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

sabato 19 novembre 2011

Lettera aperta a Paolo Bonolis : anzichè imitare Roberto da Crema, ti prego, vattene per un po’ alle Antille!

Da Bim Bum Bam a Non è la Rai, passando per Beato tra le donne, Tira e molla e Ciao Darwin. Lo slalom televisivo frenetico di Paolo Bonolis, grillo urlante del piccolo schermo di certo ha un paio di fiori all’occhiello nella sua carriera televisiva: Chi ha incastrato Peter Pan e il Festival di Sanremo. L’uno in prime time sulla rete ammiraglia Mediaset, con una media di ascolti di 6 milioni di spettatori a puntata, pari a uno share di circa il 23 per cento. I bambini a confronto con gli adulti in una osmosi del tutto spontanea e stimolante. L’altro in casa Rai, si ricorda ancora come l’edizione più seguita e sperimentale del festival (era il 2005 e Bonolis ne curò anche la direzione artistica, per poi condurre anche l’edizione del 2009). Gli ascolti arrivarono alle stelle e a seguire la puntata finale della kermesse furono quasi 12 milioni di spettatori, con uno share del 52.79 per cento. Ottimi risultati. Tanto che Bonolis diventa un presentatore conteso tra Rai Mediaset.



Accade però che a un certo punto anche la loquela a sbalzelloni, come diceva Pirandello, si trasformi in uno  strabordare di urla, strilli e una logorrea incomprensibile, nevrotica e molesta. Ecco. E’ questo il nuovo stile di cui fa sfoggio Paolo Bonolis nel suo attuale programma, il quiz prodotto da Endemol Avanti un altro! (c’è anche l’inseparabile Luca Laurenti ma con un ruolo assai più marginale del solito), ideato dallo stesso conduttore insieme a Stefano Santucci e scritto da Sergio Rubini e Marco Salvati.
Un groviglio inestricabile di strepiti a prova di nervi. Il conduttore esercita le corde vocali riscoprendo lo stile roboante di Roberto da Crema nelle sue famigerate televendite.
E così impone allo spettatore un’iniezione letale. Il gioco è un preserale con domande a raffica, a velocità supersonica. I concorrenti hanno la possibilità di scegliere tra due alternative di risposta.



Quella giusta paradossalmente è quella sbagliata. Così oltre ad essere sottoposti a un tour de force notevole i concorrenti devono tenere anche i nervi ben saldi (si fa per dire). Bonolis poi si accanisce in un crescendo di cavernicole esternazioni. Altro che evoluzione darwiniana. In questo caso, meglio parlare di involuzione degenerante. Da homo sapiens e sapiente oratore a homo Erectus, uomo delle caverne. E così avanti per un’ora e mezza, senza mai rallentare, senza mai abbassare per un istante il livello di guardia. Anche al telespettatore non restano che due alternative: o lanciare un oggetto contundente al televisore, anlche se nuovo e appena comprato, oppure accettare in tono dimesso il rimbambimento. Delle due, l’una.
Ma l’ideale in realtà sarebbe risolvere una volta per tutte il problema e spedire Paolo Bonolis alle Antille. Almeno per un po'. Fino a quando non avrà fatto pace con le sue corde vocali. Lì avrà tempo e modo di sfogare la sua veemente loquela assordante e molesta. Così da non assestare più il colpo di grazia a un povero lavoratore che, magari dopo una giornata in ufficio, torna finalmente a casa per trovare un po’ di pace. 

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

sabato 12 novembre 2011

I ragazzi di Amici: star ad interim

Undicesima edizione. Numero significativo per la Cabala. Un po’ meno per il talent show dell’ex signora Costanzo, oggi Maria De Filippi e basta (quando si dice: la moglie supera il marito…). Stessa squadra, stessa formula. Ecco “Amici”, con le sue prove di canto e di ballo, il suo complicatissimo iter selettivo davanti alle terribili Celentano e Maionchi, la sua disciplina infarcita di rigore e impegno, quel calderone di emozioni snocciolate ad ogni esibizione, tutti ingredienti che fanno del talent di Canale 5 uno dei programmi più seguiti della rete ammiraglia Mediaset con una media di 4 milioni di telespettatori e un 22 per cento di share a puntata. Senza contare poi i serali, che arrivano anche a 8 milioni con uno share di quasi il 30 per cento.
Però, col senno di poi, uno si chiede: ma che fine fanno alla lunga i ragazzi di Amici? Durano davvero nel tempo? Entrano davvero a pieno titolo nella letteratura musicale italiana? Sono davvero dotati di elevate capacità interpretative, di originalità, di Arte nel senso più alto del termine?



La risposta non è così scontata. E se per i ballerini è più facile, visto che comunque restano nel giro e spesso entrano nel corpo di ballo del programma come professionisti, per il canto è molto più difficile restare a galla e non affondare. Partiamo da Alessandra Amoroso, la più quotata nella lista delle possibili nuove star del pop made in Italy, ora in lizza per Sanremo. I Pooh hanno detto di lei che canta all’ antica, lei ha detto di se stessa: "voglio diventare la nuova Mina"). Dopo la vittoria nel 2009, tre album multiplatino, tutti sopra le 200.000 copie vendute. E un tour europeo che per una 25enne non è poco. Ma dopo l’acme, il punto più alto, una brusca battuta d’arresto, come testimonia la tiepida accoglienza del nuovo brano “E’ vero che vuoi restare”, scritto dai già collaudati Federica Camba e Daniele Coro e arrangiato da Celsio Valli, accompagnato da un video decisamente poco originale girato a Tenerife, che avrebbe dovuto lanciare alla grande l’album natalizio “Cinque passi in più”. Per nulla galeotto il titolo, che per la verità finora ha fatto fare al sentimentalismo canoro smielato e scapigliato di Alessandra qualche passo indietro, visto che il brano non si sente nelle radio, scivolando all’ottantesimo posto della classifica col vecchio “Il mondo in un secondo”. E se resta buona la tenuta di Emma, che si attesta all’undicesima posizione col suo terzo album “Sarò libera” (strano, in realtà sta per sposarsi col ballerino di Amici Stefano), prima in assoluto tra gli artisti dei talent, sono caduti nel dimenticatoio sia Marco Carta che Valerio Scanu, l’uno vincitore del talent nel 2008 e l’altro del festival di Sanremo 2010 col suo brano pan naturalistico “Per tutte le volte che”.


In quello spazio grigio e anonimo che è il Limbo ecco ritrovare la rossa Annalisa, una mancata Fiorella  Mannoia superata di gran lunga dalla collega di X Factor Noemi ( a proposito, nelle vendite è crollato anche Marco Mengoni) il rassicurante Virginio, vincitore dell’anno scorso ma sempre più latitante in tv e nelle classifiche. Adesso spadroneggiano i Coldplay, David Guetta, Adele, Tiziano Ferro, Rihanna. 
In una frase, il fenomeno si potrebbe riassumere così: la quiete dopo la tempesta. Che tradotto in altri termini vuol dire: dopo l’exploit del televoto, l’onnipresenza televisiva, la pubblicità, i gadget, i fan spingono i loro idoli fino alle altissime vette. Ma poi, spenti i riflettori del talent, si cambia edizione e cambiano a velocità supersonica gli attori, anche se la trama della commedia resta la stessa.
E più tempo passa, più i fan o si stancano, o dimenticano o sostituiscono i ragazzi coi nuovi arrivi.
In questa disperata corsa, probabilmente nessuno è destinato a salvarsi, a passare alla storia, a durare nel tempo. Così, dopo qualche giro di giostra, la lenta e inesorabile decadenza. Ma è la dura legge dello show-biz. Dalle stelle alle stalle. Se non proprio, ma quasi. Un po’ come il meccanismo del Grande Fratello. Ma the show must go on. E Maria De Filippi,non curante del recente passato, già addestra i suoi nuovi inquilini della sua scuderia televisiva, mentre Marco Carta guarda la nuova edizione del suo talent preferito da casa. Magari tra una birra, un sacchetto di pop corn e l’sms di qualche amico che gli scrive “Ehy, ti ricordi?” .

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

lunedì 24 ottobre 2011

Al via il Grande Fratello 12: un reality multicasting

Tre, due, uno, via. Riparte la più trasandata commedia all’italiana del piccolo schermo. Il Grande fratello. Qualcosa di più di un semplice reality. Un quadretto grottesco sceneggiato nei minimi dettagli. Nei 2000 metri quadrati della casa più spiata d’Italia, in diretta 24 ore su 24 su Mediaset Premium e ogni lunedì sera in prima serata su Canale 5, si consumeranno ancora congiure e tradimenti, litigi e complotti, con un linguaggio non proprio da Accademia della Crusca (si spera che non venga pronunciato il nome di Dio invano, pena un taglio di 50 mila euro sul montepremi ad ogni bestemmia) e idealità non troppo nobili. Il tripudio horror-tribale dei più bassi istinti troverà ancora una volta sfogo in pianti accorati e risate fragorose, amplessi malcelati, pose non troppo chic e abitudini da homo di Neanderthal. Il confessionale sarà ancora il siparietto di una serie di maschere che recitano apposta per l’ occasione. E l’Italia impicciona s’appassiona e s’infiamma. Endemol incassa. Mediaset è soddisfatta. E già si attende una prassi più chiara e trasparente per il televoto, nelle ultime edizioni nel mirino di reclami e chiacchiere per presunte irregolarità. Alessia Marcuzzi, conduttrice alla portata di tutti, strizza l’occhio da gran ruffiana allo stile low cost di H&M, il marchio che la vestirà nella prima puntata.

La prima inquilina annunciata è Claudia Letizia, 32enne napoletana con la passione per il Burlesque. Claudia  Letizia ha già partecipato ad un reality sul Burlesque in onda su Sky ed è conosciuta per lo più nelle televisioni locali dove spesso si cimenta a vestire i panni dell’inviata come tifosa del Napoli.
Primo concorrente ufficiale è Mario Erminto, un modello ventenne di Brindisi ma milanese d’adozione. Poi c’è Kirian, un misterioso principe indiano, che, secondo quanto rivelato da Alessia Marcuzzi, sarebbe in cerca di moglie. Presente anche un personaggio dal cognome illustre: Leone Guicciardini, nipote del celebre storico e poeta del XIV secolo Francesco Guicciardini. Ilenia Pascarelli, 25 anni, romana vorace dalla bellezza mediterranea.

Il reality dovrebbe andare in onda per 27 puntate. Nel cast c’è di tutto. Dai sudisti convinti ai nordisti per  convinzione e nascita. Dai nobili ai plebei. Certo è che si potrebbe evitare di creare l’illusione che tutti possano partecipare. E pure la fatica di migliaia di casting in tutta Italia. Visto che alla fine i nomi che spuntano sono sempre quelli di chi gravita in un modo o in un altro nel mondo dello spettacolo.
Quest’anno è il caso di Claudia Letizia, già nota al pubblico televisivo campano e a quello satellitare con il reality Lady Burlseque in onda su Sky. Oppure di Luca Di Tolla, modello che ha già una ricca pagina con tanto di book e scheda nel sito dell’agenzia che ne cura l’immagine e ha già lavorato per Endemol al format in onda su RaiUno, I Soliti Ignoti. Anche Mario Ermito è tra i concorrenti con un ricco curriculum nel mondo dello showbiz: vince il titolo di modello più bello d’Italia nel 2009, partecipa anche lui a I Soliti Ignoti, a Ciao Darwin 6 e sfila per numerose case d’abbigliamento.

Ecco. L’ennesimo teatrino ipocrita di chi vuol far credere che in certi ambienti c’è posto per tutti, con migliaia di inutili casting sparsi per l’Italia e videocasting attraverso il sito del programma. Sì, certo. Un posto si trova sempre. Magari dopo essere passati da un’agenzia coi numeri giusti. A proposito: il montepremi in palio per il vincitore sarà di 250 mila euro. Quanto meno se si è troppo sfigati per diventare una star tutta lustrini a paillettes, si avrà la consolazione di non rimanere morti di fama. Ops, di fame.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

domenica 18 settembre 2011

Silvia Toffanin: una femme d’esprit esageratamente b(u)ona

Si potrebbero citare il fervido salotto politico di Elena Gozzadini Marescotti e il salon di Carolina Pepoli, o ancora la lucida grazia di Teresa Malvezzi e l’illuminata curiosità di Maria Laura Malvezzi Hercolani e Gualberta Beccari. Ma non siamo nella Bologna ottocentesca, dove donne aristocratiche e alto-borghesi si davano da fare. Siamo su Canale 5 e la padrona di casa è per la sesta volta ancora lei, Silvia Toffanin, l’ex letterina di Passaparola, compagna di Pier Silvio Berlusconi e mamma del piccolo Lorenzo Mattia. Il salotto in questione è quello televisivo di Verissimo, che il 17 settembre ha riaperto le garbate porte con la presenza dell’opinionista esperto di gossip Alfonso Signorini, l’esperto di moda Jonathan (ex concorrente Gf) e quello di tendenze giovanili Alvin. Da quest’anno alla squadra si è aggiunto anche Daniele Bossari, per parlare di nuove tecnologie e social network.




Il salotto è formato famiglia, il clima è molto da sabato pomeriggio, i temi sono leggeri, gli ospiti  divertenti, “ma non sono esclusi anche momenti in cui ci si può commuovere”, aveva detto la conduttrice alla presentazione ufficiale della nuova edizione. Bene. Già alla prima puntata Silvia non tradisce le aspettative. Il solito low profile, mai una domanda sconcia, né un’osservazione a sproposito, figurarsi se c scappa una domandina impertinente, una riflessione pungente, o chessò, un filo sarcastica? Ma per carità! Non diciamo eresie. Nel salotto di Silvia i Vip si raccontano. Cominciamo da Gerry Scotti, anzi dallo zio Gerry col suo sorriso rassicurante. Silvia a cominciato a fare tv proprio con lui, a Passaparola. Bei ricordi. Bellissimi. Quegli stacchetti un po’ ingessati segnarono per lei l’inizio di una carriera fortunatissima. Poi è la volta delle tate, che si dilettano a dare alle mamme a casa preziosi consigli su come sopravvivere allo svezzamento di un bebè o agli accadimenti d un figlio. Poi tocca a Gaia De Laurentis, che si attesta come una delle più volenterose mamme famose, visto che non ama delegare troppo alle tate ed è davvero un modello per tutte le donne. Sulla stessa linea Sabrina Ferilli, anche lei donna forte, di carattere, una roccia, ecc. ecc.


Il piatto forte arriva verso le 17, quando fa il suo ingresso Manuelona Arcuri, che per la verità  sembra essere un po’ sulle spine. Macché. Silvia, da brava padrona di casa, noncurante delle intercettazioni che vedrebbero l’attrice in qualche modo coinvolta in inviti a feste con Berlusconi pubblicate su tutti i giornali e rimbalzate su decine di siti internet, rassicura pure lei, consacrandola come la brava ragazza di provincia, la gloria di Latina. E’ l’effetto domino del buonismo toffaniniano, quel buonismo esageratamente chic che non guasta. Come quando chicchiera del più e del meno con Filippo Magnini, senza farlo sentire troppo in colpa per aver soffiato Federica Pellegrini a quello che era il suo più caro amico, Luca Marin. Per carità. Ci sono fin troppe polemiche che ruotano attorno al salellite televisivo. Il salotto della Toffanin vuole essere per scelta un universo felice, una sorta di paradiso terrestre, un mondo ovattato ed edulcorato, un’oasi felice tutta fashion e spetteguless. Dove tutto fila liscio come l’olio e nessuno scivola su bucce di banana. “La gentilezza non dev’essere scambiata con l’incapacità di fare domande”, aveva dichiarato a giugno proprio a “Chi”, il settimanale diretto da Signorini. Di risse televisive ce ne sono fin troppe. E poi, dopo un’estate trascorsa a studiare talk americani, sollevare anche la minima obiezione su Verissimo, tutti i colori della cronaca, sarebbe proprio una cattiveria. In fondo che male c’è. Silvia è così, una conduttrice esageratamente buona che spalma a gogo miele sulle sue poltronicine a conchiglia. In poche parole, sulla strada giusta, se non per la santità, quantomeno per la beatificazione.


Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

venerdì 16 settembre 2011

Baila!, che ti passa

Bypassando la questione giudiziaria (Milly Carlucci ha denunciato Mediaset) per cui lo spettro dell' accusa di plagio aleggia ancora negli studi di Cologno, facendo ancora temere un possibile blocco del programma, Barbara D’Urso - al timone del nuovo chiacchieratissimo talent che pare faccia nemmeno troppo timidamente il verso al noto Ballando con le stelle di Milly Carlucci - non sembra essere preoccupata più di tanto. Tanto si sa come va a finire. Va a finire che si balla. Tant’è che la concentrazione della conduttrice più amata dalle casalinghe italiane è tutta rivolta ai passi seducenti e contorti del tango argentino, a quelli zigzaganti del sempre attuale cha cha cha, alle bizzarre e intriganti movenze del paso doble, con leggerezza e grazia, per carità, che nel ballo sono essenziali. Dal 27 settembre in prime time sulla rete ammiraglia Mediaset scenderanno in pista volti noti come Luca Marin, che dopo aver rimediato una brutta figura (a causa della tresca saltata fuori tra il suo migliore amico Filippo Magnini e quella che a breve sarebbe poi diventata la sua ex Federica Pellegrini), rialzerà il capo un po’ troppo appesantito con un agile tip tap e una salsa decisamente condita.

Al Bano non se ne va ma resta, anche se non da concorrente, bensì da membro della giuria. Farà compagnia alla ballerina Rossella Brescia. Costantino Vitaliano si prepara a grandi esibizioni. Si spera solo che il suo flirt col ballo durerà più a lungo di quelli che normalmente intrattiene con le sue (?) donne. Insieme a lui balleranno anche Max Laudadio, Paolo Seganti, Kristian Ghedina.
Il casto femminile sarà composto da un’atletica Elisabetta Gregoraci, che torna in tv dopo due anni di assenza (causa cambio pannolini, o giù di lì), Martina Colombari, Raffaella Fico, Marianna De Micheli e la cantante Marcella Bella.
Questi i Vip. Ma come vuole il format sudamericano, accanto ai volti famosi ci saranno quelli sconosciuti di persone comuni. La prima a cimentarsi nel ballo sarà Rossella Canuti, 20enne di Parma, studentessa universitaria di Scienze motorie. A seguire, gli altri concorrenti non famosi selezionati dalla gente, annunciati di volta in volta dalla D’Urso. Tanto per marcare ancora di più il gap tra chi fa parte dello show-biz e chi no.

Ma poco importa. Il ballo è democratico e dà ancora una speranza. Aggrega, coinvolge, dà a tutti le stesse opportunità, raccomandati e non, senza talento e bravi veri. Perché dinanzi a un merenghe tutti possono dimostrare di saperci fare oppure di essere totalmente negati.
Tutto si svolgerà sotto il segno di Tersicore, che ispirerà le danze e proteggerà i concorrenti dalle maledizioni di Milly Carlucci & Co. in casa Rai. Al pubblico una consolazione: in quest’era così drammaticamente spoetizzata, il ballo diletterà i loro animi e li solleverà dall’ansia e dall’ angoscia. Del resto, per dirla con John Dryden, “ballare è la poesia dei piedi”. E non è poco.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

giovedì 28 luglio 2011

Emma Marrone provincial-chic. E fa la differenza

Se fosse vissuta al tempo di Omero, avrebbe incarnato Penelope. Fedele ai suoi principi, sempre e comunque. E sarebbe stata perfetta. Ma fa la cantante, Emma Marrone, creatura di Maria De Filippi, che in realtà - pur con la dovuta riconoscenza - si è smarcata già da un po’ dalla sua “mamma artistica” decisamente più liberal, imponendosi al grande pubblico come la ragazza pulita e casereccia del pop nostrano. E non è un’operazione di marketing. Emma è davvero così. Salentina doc (anche se nata a Firenze), verace, semplice, coi piedi ben piantati per terra e un provincialismo raggelante, che difende in ogni occasione a spada tratta. Come quella volta che, durante una conferenza stampa coi giornalisti a Sanremo, approfittò per precisare che lei era stufa di sentirsi sminuire dai media con quell’orrenda espressione “prodotto di Amici”. Genuina, Emma, fino in fondo. Anche quando si trovò a difendere a Domenica In, provocando l’ira forsennata di Vittorio Sgarbi, la manifestazione in difesa dei diritti e della dignità delle donne, ribadendo il concetto: “io canto con la voce, non con le tette. Chi si offre mi fa solo pena”.

E chissenefrega, direbbe lei, che si è ripresa il suo Stefano e ora se lo vuole maritare. Emma ha carattere. Anche quando parla, a Vanity Fair, di Amy Winehouse e di come fa una madre a non accorgersi che “la figlia puzzava di morte”, mentre la sua si accorge sempre di tutto?
Emma è fatta così. Canta “Calore” ma non scende a compromessi. Riconosce sportivamente i meriti di Roberto Vecchioni ed è grata al pubblico per essere arrivata dopo di lui in gara a Sanremo. Partecipa alla serata in onore di Giorgio Gaber e dimostra di averne approfondito i testi e la poetica.
Non scimmiotta nessuno, né tantomeno Rihanna, Lady Gaga o Jennifer Lopez. E rispolvera, a ogni occasione, i sacrosanti valori di una volta. Certo, sembrerà banale, troppo provinciale. Ma se essere provinciali vuol dire mostrare quel lato sano che può fare la differenza e ormai in un oceano di trasgressioni rappresenta l'oasi felice della stravaganza vera, anche in un meccanismo così cinico, costruito e dopato come quello dello show-biz, allora per una volta, stavolta, viva il provincialismo. Di Emma, s'intende.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

sabato 23 luglio 2011

Grande Fratello 11: televoto nella bufera

Che nella casa più spiata d’Italia non si recitasse a soggetto ma con un copione ben preciso lo si era capito da tempo. Ma ora il Gf è nel mirino per la questione televoto. L’antitrust ha multato il reality della rete ammiraglia Mediaset per la cifra di centomila (poi ridotti a sessantamila) euro. Il motivo?
Le scorrettezze denunciate da Massimiliano Dona dell'Unione consumatori, che ora esprime grande soddisfazione per la multa. Ditino puntato anche sulla puntata andata in onda il 7 marzo. Dopo una settimana di televoto per decidere chi dovesse uscire tra Biagio, Angelica e Davide si decise di lanciare un altro televoto tra due dei tre nominati più votati. L'autorità ha riconosciuto che quel sistema creò una sorta di duplicazione di voti. L'antitrust definisce che al pubblico si debbano dare informazioni trasparenti e chiare sul meccanismo del televoto. L'unione consumatori ha in programma anche una class action per eventuali rimborsi dei soldi spesi per il televoto.





"Vi ripeto non condurrei mai un programma se fosse truccato. E lo dico con fermezza, perché so che il Gf è limpido. Detto questo mi sto informando e non appena so qualcosa di certo vi mando un messaggio”. Parola di Alessia Marcuzzi, raggiunta a Londra, in vacanza premaman con Francesco Facchinetti dalle polemiche attraverso un tam tam di messaggi di protesta piovuti nelle ultime ore sulla bacheca della sua pagina facebook. A seguire, messaggi d comprensione e solidarietà. The show must go on. Anche quando Pinocchio è stato sbugiardato…


Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

martedì 19 aprile 2011

Grande Fratello 11: finale a sorpresa. Vince Andrea

E alla fine il ribaltone c'è stato. Il Gf 11 l'ha vinto a sorpresa Andrea Cocco, scavalcando così Ferdinando, il favorito, che comunque ha incassato il 49 per cento dei voti dei telespettatori. Italo-giapponese, garbato, discreto, elegante, pacato, sensibile. Ha vinto l'esatto contrario di tutto ciò che il Gf ha rappresentato per sei mesi nella casa più spiata d'Italia. Se rissa, sangue e litigi continui hanno vestito da capo a piedi il programma, insieme a toni accesi, linguaggio colorito, pose scomposte, il televoto alla fine ha rivelato la stanchezza del pubblico per questo stile di comportamenti. Ha vinto la pecora nera del gruppo. Nessuna nota stonata. Bensì l'unica nota intonata di una melodia troppo urlata. Ma soprattutto un chiaro segnale per autori e organizzatori del casting. I toni vanno abbassati. Il pubblico si è stufato di coatti orgogliosi e di bulli sgrammaticati di periferia.

Meglio i toni soft di Andrea che le sguaiate invettive di Guendalina e la violenza sconcertante di Emanuele. Il vincitore del Gf adora leggere, ascoltare la musica e vedere film. Si reputa fondamentalmente "un buono", ma non tollera "le cattiverie gratuite, il menefreghismo, non saper riconoscere la bellezza nelle piccole cose e nella gentilezza delle persone, dando tutto per scontato". Questo era il suo identikit sul sito ufficiale del Gf. Talmente gentile e romantico che a Margherita all'inizio del corteggiamento dava quasi fastidio.
"Andrea Cocco è la dimostrazione - ha detto la Marcuzzi durante la diretta della finale,seguita su Canale 5 da 6.620.000 spettatori (share 32,79 per cento) - che il Grande Fratello lo può vincere anche una persona equilibrata, discreta e perbene".
Una ripresa a pochi metri dal traguardo, per salvare la faccia. Questa edizione infatti è stata caratterizzata da insulti, parolacce, bestemmie, aggressività continue, con episodi al limite del grottesco. Perfino Mediaset aveva più volte punito i concorrenti con la squalifica per evitare furiose polemiche. Ecco allora che la vittoria di Andrea cade a fagiolo. E salva l'undicesima edizione del Gf dal primato in fatto di trash. C'è ancora una speranza. Se si segue questa linea, il re dei reality cambierà davvero. In meglio.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

sabato 16 aprile 2011

Non è mai troppo tardi… per ripensarci


Vox populi vox dei. E alla fine gli umori negativi di molti hanno fatto spegnere definitivamente i riflettori sul controverso reality della rete ammiraglia Mediaset “Non è mai troppo tardi”, che avrebbe dovuto sdoganare docenti precari alle prese con un’audace e coraggiosa rieducazione alla cultura di alcuni vip. Il mondo della scuola si era indignato, gli studenti avevano protestato, già si gridava a un’indecente ridicolarizzazione degli insegnanti. Cortocircuito mediatico, impopolarità dilagante, strilli e pernacchie. E ancora non era andata in onda nemmeno una puntata. E allora? Inversione di marcia, con tanto di delusione da parte di chi a una cattedra scolorita e sbilenca aveva preferito una telefonata per poter subito partecipare. E sebbene il reality tenga in fatto di ascolti, stavolta la materia era davvero troppo impopolare. E si rischiava un flop. Meglio non rischiare, non indignare, non provocare una categoria le cui apprensioni e angosce sono a un livello da bollino rosso.


Morto un papa, se ne fa un altro. E in casa Mediaset ora si pensa al nuovo programma di Elena Santarelli, che andrà in onda da martedì in prima serata su Italia 1, “Plastik-Ultrabellezza”. In perfetta linea coi tempi, un esercizio di stile per affrontare un’ eventuale operazione di chirurgia estetica senza troppi rimpianti. L’apparenza è tutto, l’immagine va curata e lucidata per bene, imbellettata e confezionata con cura. E la conduttrice che ci tiene a sottolineare la sua autoironia e intelligenza, testimonierà in prima persona che farsi il fisico richiede estremo sacrificio declinato in ore di palestra, massaggi e cure di bellezza. E se il complesso per un difetto ti rovina l’esistenza allora ben venga l’intervento. Ma solo se è ciò che si vuole davvero. Piccolo particolare: l’imperfezione ci rende unici.


Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

mercoledì 13 aprile 2011

Bufera sul reality Mediaset: la scuola dà spettacolo


Cornuti e mazziati. I precari della scuola sotto i riflettori tv, in pasto alle ballate folk e all’emotività lampo “mordi e fuggi” da reality. Il reclutamento da parte di Canale 5 dei prof. dalla penna rossa per un programma in cui dovrebbero trasmettere un po’ di “virtute e conoscenza” a quei bruti dei Vip ha scatenato una vera e propria bufera. Soprattutto per l’invito ammiccante e tentatore del promo: un futuro tranquillo, in palio dieci anni di stipendio. Roba da far tremare le vene ai polsi per un impiegato statale che stenta ad arrivare alla fine del mese . L’agenzia Dire chiarisce ogni eventuale dubbio: “Siamo andati ad indagare e abbiamo scoperto che sarebbe intenzione delle reti Mediaset la messa in onda di un reality show nel quale vengano coinvolti anche i docenti precari. Ci sono già indiscrezioni sui conduttori: Nicola Savino e Barbara D’Urso, quest’ultima, addirittura, nei panni della preside”. Ma voci di corridoio parlano di Alfonso Signorini e Federica Panicucci.


E se la tentazione potrebbe essere forte per i poveri prof. dalle cattedre sempre più risparmiose e traballanti, la Cgil Scuola va giù pesante: “Dopo le offese da parte del premier alla scuola statale, arriva l’offesa da parte delle sue reti a lavoratrici e lavoratori precari che hanno contribuito finora ad assicurare il diritto all’istruzione, sotto costante attacco da parte di quelle istituzioni che dovrebbero invece garantirlo”. Ancora più severo il giudizio del Cps (Coordinamento precari scuola) : “Sul momento siamo stati favorevolmente colpiti, ma poi l’amara sorpresa: prima la politica riduce alla fame i precari della scuola, poi arriva il reality show che ha l’unico scopo di sfruttare la disperazione per denigrare i precari della scuola rendendoli fenomeni da baraccone”.


La mobilitazione si è estesa a macchia d’olio e ha lambito perfino le sponde di Facebook, dove è nato un gruppo contro il reality che si dichiara “disgustato, anche se il programma garantirà un mucchio di ascolti”. Per la verità un filo di prevenzione traspare. Chi l’ha detto che sarà un circo dove quei sfigati dei professori verranno messi in ridicolo e, strumentalizzati, vestiranno i panni di tanti clown? Potrebbe essere anche una bella occasione per attirare la giusta attenzione su una categoria bistrattata, sempre più strattonata e messa all’angolo. L’importante è che i precari siano veri e non attori-comparse come nel tribunale di Forum. Per il resto, se un prof. tenta di rimpinguare le sue casse, sognando per una volta una vita tranquilla, sarebbe opportuna un po’ di senecana clemenza.


Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

sabato 9 aprile 2011

Ma com'è bello qui, ma com'è grande qui, ci piace troppo ma... Non è la Rai


Un colpo al cuore per le femministe più agguerrite. L’evento televisivo più allettante per milioni di teen ager. Quando il 9 settembre 1991 va in onda per la prima volta su Canale 5, “Non è la Rai” di Gianni Boncompagni approda nel palinsesto delle reti Fininvest (oggi Mediaset) con un immediato effetto boomerang. Fior di opinionisti si pronunciano in merito, a destra, a sinistra, al centro. Tv trash? L’apologia delle nuove lolite? Di volgare non c’era nulla. Le ragazze sgambettavano avvolte in un velo di fondotinta spalmato con parsimonia per coprire a stento qualche brufolo, con appena un filo di gloss sulle labbra, in tutine aderenti e gonnelline a balze.


Clima soft, una sottile ironia nell’aria e tanta voglia di intrattenere giocando. Ballo, canto e conduzione, nella terza edizione del programma - ormai passato nella fascia pomeridiana su Italia 1 - affidata a una sedicenne molto sveglia: Ambra Angiolini, che eredita il ruolo della docile Enrica Bonaccorti e dell’irriverente Paolo Bonolis. “Faccio un programma privo di contenuti, non voglio lanciare nessun messaggio. Dicono che propongo "un insopportabile clima da gita scolastica in torpedone". E allora? Cosa c'è di male? Sono d'accordo, solo che toglierei il termine insopportabile. E poi abolirei la parola volgare, perché io pretendo da tutti i miei collaboratori delle inquadrature castissime”, dice Boncompagni a “Famiglia cristiana". Con le polemiche crescono popolarità e successo e gli studi del Centro Palatino di Roma vengono assaltati ogni gorno da migliaia di ragazzine a caccia di un autografo. E poi tutti a comprare figurine, diari, dischi, quaderni, tutti con i volti più noti del programma. Yvonne Sciò, Antonella Elia, Laura Freddi, Miriana Trevisan, Cristina Quaranta, Pamela Petrarolo, Alessia Merz, Alessia Mancini, Romina Mondello, Veronica Logan, Ilaria Galassi, Claudia Gerini, Francesca Pettinelli, Emanuela Panatta, Antonella Mosetti solo alcune delle ragazze più famose del programma.


Irene Ghergo, alias miss Rottermaier, ne controllava trucco e pose. Nessuna trasgressione concessa. Altro che postribolo televisivo. Tutto era rigorosamente casto. Chi non ricorda il cruciverbone, le esibizioni canore di Pamela, i pianti in diretta, rivalità, litigi, guerre, abbracci. E qualche volta ci scappava pure qualche vera amicizia. Famoso il gioco dello zainetto condotto da un’impertinente Ambra che solleticava il pubblico con sfacciata ironia, teleguidata con l’auricolare dal regista. E, in piena campagna elettorale, alle Politiche del '94, l'azzardo disinvolto: "Dio? Sta con Berlusconi, Satana con Occhetto". Dalla fucina rosa shocking di “Non è la Rai” attinse Antonio Ricci, cambiando l’immagine della velina, meno soubrette e molto più free. L'inizio di una nuova epoca in fatto di vallette. L'era "Drive In" era morta e sepolta per sempre.


Non ci stiamo sbagliando. A volte ritornano. “Non è la Rai” vent’anni dopo riappare di nuovo sul piccolo schermo. In replica dal lunedì al venerdì dalle 15.45 su Mediaset Extra. Perché al momento nessun editore è davvero convinto di farne una nuova edizione. Un altro colpo al cuore per le femministe di oggi. Roba indegna, da scatenare l’ennesima manifestazione di piazza per difendere a spada tratta la dignità del corpo della donna. Quel corpo ampiamente usato sulle pagine di Repubblica, nei cartelloni pubblicitari, sulle riviste 'impegnate', per strada, nelle Università, nelle redazioni dei giornali, nei salotti letterari, sui luoghi di lavoro. Non da tutte, certo. Ma sicuramente da molte. Che a confronto le ragazze di "Non è la Rai" erano delle madonne…


Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

martedì 15 marzo 2011

Nando Colelli: un meschino autentico


Homo faber fortunae suae. L’uomo è artefice della propria sorte, per dirla con Appio Claudio Cieco. E Nando Colelli, l’operaio di Aprilia (provincia di Latina) “buono, tranquillo, burlone e compagnone” , se l’è proprio cercata. Il concorrente del Grande Fratello 11 ha davvero toccato il fondo. Appena uscito dalla casa, poteva impegnarsi a seguire un corso accelerato di italiano per rendere più decorose le sue comparsate televisive. E invece Nando ha preferito dedicarsi alla pazza gioia, rinnegando per sempre le coniugazioni dei verbi e la consecutio temporum. Vittima del tritacarne mediatico, si è offerto senza filtri alle telecamere rivelandosi in tutta la sua meschinità e pochezza. La sincerità premia sempre, certo. Ma Nando ha messo un po’ troppa carne al fuoco. E così, dopo la lettera a Margherita in cui si tirava fuori dagli impicci e una serie di foto equivoche con misteriose ragazze con cui ci sarebbe stata, come lui stesso dice, “una botta e via”, in un’intervista alle Iene ha confessato che essersi messo con Margherita sarebbe stata una strategia consigliata dagli amici per non essere eliminato e allungare così la sua permanenza nella casa del Gf. Poco male, visto che lo fanno la maggior parte dei concorrenti. Solo che nessuno lo dice né lo direbbe mai tantomeno in un’intervista televisiva. Ma lui no. Nando è tutto istinto e zero intelletto. In una società inaffidabile e arraffona, è uno che dice la verità, nient’altro che la verità: io sono una gran testa di...legno. E piango, ma alla fine un po’ me ne vanto.

Nato ai bordi di periferia, come cantava Ramazzotti, ma senza valori né principi e neppure un grammo di intelligenza per dissimularlo, Nando è l’esempio di come non avendo una formazione solida né gli strumenti culturali necessari per cercare di vivere discretamente in questo mondo, si possa fare il gioco dell’autodistruzione. In un attimo, Nando ha bruciato tutta la sua notorietà, quella notorietà di plastica da reality.
Nando in fondo ha seguito fedelmente il copione interpretando se stesso, un ragazzo profondamente ignorante, vuoto, opportunista, disilluso. Un morto di fama in cerca di un briciolo di notorietà e di facili guadagni. Esattamente come il resto dei concorrenti che però, a differenza sua, hanno venduto l’anima al diavolo e non lo confesserebbero mai, neppure sotto tortura. In fondo Nando Colelli è uno come tanti. Purtroppo. Perché i Nando ormai sono un oceano di gente che si riconosce ad occhio nudo. Capelli a spazzola, camicia sbottonata, bracciali d’oro, collana a catena, profumo fortissimo. Abiti taroccati che imitano le grandi griffe. Un sorriso di burro e un deserto arido dentro l’anima.

Elena Orlando (elyorl@tiscali.it)

domenica 13 marzo 2011

Grande Fratello 11: il melodramma continua…


The show must go on, nonostante tutto il kitsch del caso. Di cattivo gusto, il Gf 11. Sempre di più. L’escalation, in un crescendo rossiniano, coinvolge tutti, ma propri tutti i concorrenti della casa più spiata d’Italia. Andrea tradito dalla fidanzata, non perdona. Guendalina va in crisi per la rivelazione shock del padre sull’imminente matrimonio con una nuova compagna incinta. Tutti piangono disperatamente. Lacrime sparse. Panni sporchi lavati in piazza senza nemmeno una goccia di ammorbidente. L’apoteosi si raggiunge in diretta, ogni lunedì sera, davanti a una media di quasi otto milioni di spettatori a puntata.
E l’audience premia il melodramma. In scena, come nella migliore tradizione dei libretti di Pietro Metastasio, i protagonisti reclusi nella casa da 145 giorni danno libero sfogo ai più bassi istinti nevrotici, a folgorazioni improvvise, sfoggiando sentimenti in formato gigante che fuoriescono dalle telecamere e appaiono in una posa telegenica e prorompente. Tutto fa brodo. Dalla notte hot di Biagio e Giordana (p.s.: qualcuno gli ricordi quant’è bello fare l’amore in un luogo ameno, lontano da occhi indiscreti, dove ci sono solo lui e lei…) alla cenetta romantica di Rosa ed Emanuele per festeggiare il primo mese insieme, dalle ruffianate di Davide ai dubbi di Ferdinando, dagli innamoramenti di Rosa ai flirt di Margherita, dai sotterfugi di Angelica alla superficialità di Jimmy. Tutti famosi per il tempo di una stagione televisiva. Tanto chi se ne importa del decoro. Tutto può succedere, recita lo slogan di quest’anno, che piove sui telespettatori peggio di una tempesta d’acqua e vento. Telespettatori narcotizzati, aprite pure l’ombrello!

Elena Orlando (
elyorl@tiscali.it)